Tempo di Agire

Mi rivolgo ai miei lettori, che vogliano girare questo appello ad altri amici con la speranza di continuare tale catena virtuosa in felice progressione. Non possiamo lasciare solo chi si impegna nell’informazione su temi spinosi e segretati mettendo a rischio la propria incolumità. Dobbiamo agire.

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La disbiosi ed il cibo che cura - informazioni su dieta GAPS e dieta paleolitica


Per informazoni sul metodo di cura della dottoressa Campbell-McBride (basato sulla dieta e sui probiotici) vedi http://disbiosi.blogspot.it/

martedì 26 maggio 2015

Scie chimiche, repressione e solidarietà

Dopo le (già tristemente note) vicissitudini giudiziarie, ecco che arriva una sentenza civile ribaltata in appello, e la madre di un notissimo attivista contro le scie chimiche condannata a pagare una cifra enorme in tempi ristretti.

Contribuire al più presto è una maniera per non lasciare solo chi lotta anche per noi; non c'è futuro se non c'è solidarietà. Non c'è tempo da perdere:


lunedì 25 maggio 2015

Glifosato, sentieri per nuove malattie III: manganese, malattie neurologiche e patologie associate

Qui di seguito la traduzione del riassunto (abstract) dell'articolo Glyphosate, pathways to modern diseases III: Manganese, neurological diseases, and associated pathologies, scritto da Anthony Samsel e Stephanie Seneff, pubblicato sulla rivista Surgical neurology international 2015; 6: 45. doi:  10.4103/2152-7806.153876 e reperibile on line al link 
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4392553/ 



Glifosato, sentieri per nuove malattie III: manganese, malattie neurologiche e patologie associate 

Il Manganese (Mn) è un nutriente importante ma spesso trascurato, necessario in piccole quantità per l’espletamento di molte funzioni essenziali nel nostro corpo. Un recente studio sulle mucche nutrite cone cibo geneticamente modificato Roundup®-Ready ha rilevato una grave carenza di Manganese nel sangue. Il glifosato, l’ingrediente attivo del Roundup®, ha mostrato di diminuire gravemente anche i livelli di Manganese nelle piante. Qui indaghiamo sull’impatto del Manganese sulla fisiologia, e sulla sua associazione con la disbiosi intestinale così come su neuropatologie come autismo, morbo di Alzheimer, depressione, disturbo ansioso, morbo di Parkinson, malattie dei prioni [encefalopatia spongiforme - N.d.T.]. L’overespressione del glutammato nel cervello in associazione con l’autismo il morbo di Alzheimer ed altre malattie neurologiche possono essere spiegate dalla carenza di Mn. 

La superossido dismutasi di Manganese protegge i  mitoconcri dal danno ossidativo, e la disfunzione mitocondriale è una caratteristica chiave dell’autismo e dell’Alzheimer. La sintesi del solfato di condoitina dipende dal Manganese, e la sua carenza porta ad osteoporosi ed osteomalacia. I lactobacilli, che mancano nell’autismo, dipendono criticamente dal Manganese per la protezione antiossidante. I probiotici con lactobacilli possono trattare l’ansietà, che manifesta una comorbidità con l’autismo e la sindrome da fatica cronica. Una presenza ridotta di lactobacilli nell’intestino porta alla proliferazione del patogeno Salmonella, che è resistente alla tossicità del glifosato, ed il Mn gioca un ruolo anche in questo caso. 

La mobilità dello sperma dipende dal Manganese, e questo può parzialmente spiegare l’aumento dell’infertilità e dei difetti congeniti. Inoltre sosteniamo che, sotto condizioni di adeguata fornitura di Manganese per mezzo della dieta, il glifosato, per via del danneggiamento da esso causato all’omeostasi degli acidi biliari, ironicamente promuova una tossica accumulazione del Manganese nel tronco encefalico, portando a condizioni come il morbo di Parkinson e le malattie da prioni. 




Leggi anche l'articolo
Glifosato, celiachia, intolleranza al glutine

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Il mondo secondo Monsanto 

domenica 24 maggio 2015

Colite, colite ulcerosa, appendicite e morbo di Crohn - la loro correlazione con la disbiosi intestinale

Chi conosce già i libri "Sindrome Psico-intestinale (scritto dalla dottoressa Natasha Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall), "Management of celiac disease (scritto dal dottor Haas e moglie), dovrebbe aver epochi dubbi sul fatto che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale. Ad ogni modo ecco alcune ulteriori informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense sulle ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Il primo articolo che segnalo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with Fusobacterium nucleatum/necrophorum (L'appendicite acuta è caratterizzata dall'invasione locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum); in tale articolo come mostra già il titolo, si evidenzia come l'attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da un'invasione di questi batteri patogeni nell'appendice:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19926616 

Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell'organismo e causare un tale danno? Nell'organismo sano i batteri patogeni presenti nell'apparato digerente vengono tenuti a bada dal batteri simbionti, i "batteri amici" che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire. Solo uno squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri infettino l'appendice.
Di quanto appena detto troviamo conferma anche nell'articolo Gut microbiota: next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (Il microbiota dell'intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello sviluppo di terapie biomediche), nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni che riescono a infettare il colon quando c'è una condizione di squilibrio della microflora dell'intestino:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3156250/

Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili gli abstract ma solo i titoli, che tuttavia sono indicativi.

Local appendiceal dysbiosis: the missing link between the appendix and ulcerative colitis? (Disbiosi locale dell'appendice; l'anello mancante tra l'appendice e la colite ulcerosa?)

Gut microbiota: Diet promotes dysbiosis and colitis in susceptible hosts (Microbiota dell'intestino: la dieta promuove disbiosi e colite in pazienti suscettibili):
 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22890110


L'articolo Phylogenetic analysis of dysbiosis in ulcerative colitis during remission (Analisi filogenetica della disbiosi nella colite ulcerosa surante la remissione) testimonia l'alterazione della microflora intestinale (ovvero la disbiosi) dei pazienti che soffrono di colite ulcerosa:

L'articolo Enteric microbiota leads to new therapeutic strategies for ulcerative colitis (Il microbiota enterico porta a nuove strategie terapeutiche pe la colite ulcerosa) partendo dalla constatazione della presenza di una disbiosi associata alla colite, suggerisce nuove strategie di cura basate sulla 'integrazione di probiotici, l'assunzione di prebiotici ed il trapianto di microbiota fecale:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4229530/

Per quanto basato su uno studio su cavie, e quindi non troppo affidabile, cito anche l'articolo The murine appendiceal microbiome is altered in spontaneous colitis and its pathological progression che rivela la medesima associazione tra disbiosi e colite:
Dulcis in fundo un cenno abbiamo l'articolo Dysbiosis in inflammatory bowel disease (Disbiosi nelle malattie infiammatorie croniche intestinali - denominazione che comprende morbo di Crohn, colite ulcerosa ed altre malattie simili):
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1773911/

Ricordo infine che di recente alcuni scienziati hanno ipotizzato che l'appendice sia una sorta di contenitore di microfolora intestinale di riserva, utile a ripopolare l'intestino in caso di diarrea o altri problemi che depauperano l'intestino dei suoi batteri simbionti:

sabato 23 maggio 2015

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non fosse soddisfatto di quanto viene affermato al riguardo nei libri "Sindrome Psico-intestinale (scritto dalla dottoressa Natasha Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall), "Management of celiac disease (scritto dal dottor Haas e moglie), ecco alcune informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense sulle ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Il primo è  Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini).
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/

Lo studio ha raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed ha scoperto che "la malattia è associata con la proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute". Detto in altre povere viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli "amici", che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli "cattivi", apportatori di malattie, produttori di tossine). In poche parole questo studio indica la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.
 

Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini)


A conclusione di questo studio si legge che "nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata con la disbiosi intestinale".


Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367
 In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.
Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell'asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenzia)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25642988

In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l'intolleranza la causa scatenante della disbiosi  piuttosto che il contrario. Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell'apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni  dello squilibro del microbiota intestinale (la disbiosi intestinale per l'appunto).

Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell'articolo why everyone with celiac disease needs vitamin d/ (Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D), articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l'integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.