Circa 20 anni fa il papa Giovanni Paolo II si degnò di visitare la mia città natale (Messina) per presiedere a non mi ricordo più quale cerimonia di beatificazione o santificazione. In quell’occasione la città estasiata per l’onore concessole innalzò una statua al Dio vivente (chiedo scusa, al Papa vivente) e furono spesi alcuni miliardi (di lire) per abbellire e rimettere in sesto la città … o meglio, quelle quattro strade intorno al centro di Messina lungo le quali il Pontefice sarebbe passato in trionfo sulla sua super-blindata papa-mobile. Insomma un’operazione di lifting concentrata sulla zona della città attraversata dal Pontefice, e che non sfiorava nemmeno lontanamente la periferia degradata, la zona delle baracche dove i liquami della fogna circolavano fra casa e casa.
In quell’occasione io ed altri miei coetanei eravamo alquanto nauseati dalla cappa di bigottismo che era calata sulla città e dallo squallido spreco di risorse economiche per abbellire un angolino di città mentre i poveri, gli umili e i diseredati (quelli a cui 2000 anni Gesù prestava la sua attenzione) continuavano a vivere emarginati nei loro quartieri ghetto, fra miseria, disoccupazione, sporcizia e mancanza di servizi.
Decidemmo quindi di fare un gesto oltremodo blasfemo, distribuire un volantino che denunciava la totale mancanza di laicità nell’amministrazione comunale e l’assurdo spreco di risorse per quell’ipocrita operazione di lifting. Altro gesto terribilmente rivoluzionario e sovversivo da noi organizzato fu l’esposizione provocatoria di uno striscione sul quale era scritta una frase che ricordava l’essenza del cristianesimo originale “Papa Gesù era con i poveri, e tu?”.
Avuto sentore di queste operazioni al limite del terrorismo le locali “forze di pulizia” decisero di utilizzare un agente che si infiltrò nel nostro gruppo per raccogliere informazioni, ma non solo.
Bisogna dire che l’attenzione da parte di Digos e dei servizi segreti a quella nostra banale azione di “resistenza civile e laica” ebbe dei connotati irreali, quasi comici, proprio in vista del fatto che l’infiltrato riferiva in quasi in tempo reali sulle nostre reali intenzioni. Ciò non ostante ci furono visite intimidatorie delle forze dell’ordine presso certi palazzi che si affacciavano sul percorso del Papa per impedire che da quei balconi sventolasse lo striscione incriminato; bisogna immaginare quindi che se un gruppo di cittadini fosse riuscito a mostrare quello striscione che ricordava al Papa la povertà di Gesù Cristo ne sarebbe andato del buon nome del questore.
In quei giorni oltre ad avere visibilmente i telefoni sotto controllo (come del resto è sempre accaduto a tutte le persone impegnate in attività politiche di denuncia del marciume governativo) ci siamo accorti di essere persino pedinati; mi viene da ridere al pensiero che qualcuno potesse pensare seriamente che stessimo preparando chissà quale attentato a “sua santità”, anche perché la Digos locale ci conosceva da tempo, aveva sicuramente tracciato i nostri profili psicologici, e sapeva perfettamente (anche grazie alle informazioni dell’infiltrato) che non volevamo fare niente di più che esprimere il nostro dissenso con un volantino ed uno striscione.
A questo punto entra in scena però l’azione oscura dell’infiltrato Mimmo che una sera ci manifestò la sua grandiosa trovata rivoluzionaria. Il nostro gruppo si trovava in vicinanza della statua eretta al Papa Giovanni Paolo II quando l’agente Mimmo ci suggerì di imbrattarla con la vernice, e siccome i negozi erano già chiusi, per rincarare la dose suggerì di rubare la vernice da qualche negozio scassinandolo.
Che idea luminosa! Bravo! È così che si fa!
Ma sì, che mente raffinata! Che fine strategia! E pensavi pure che ti avremmo seguito vero?
Oh, che bravi difensori della patria questi uomini dei servizi segreti, che uomini prodi e valorosi! Istigare dei ragazzi di 20 anni a commettere degli atti illegali per poi farli arrestare, veramente un’azione eroica non c’è che dire!
Come avrete capito l’agente Mimmo era un po’ maldestro (a quanto pare anche gli agenti segreti in Italia vengono assunti in base alle solite logiche clientelari, almeno quelli incaricati di compiti non troppo importanti) e di conseguenza fu ben presto smascherato.
Mi ricordo ancora la divertente risposta ad una mia domanda il giorno che tutti nodi vennero al pettine: “Scusa, ma tu lo conosci Bakunin?”
“No, non l’ho mai incontrato” ha risposto il poco informato (e male istruito) agente segreto.
Epilogo
L’agente Mimmo (chiaramente il suo nome, il suo cognome ed il suo documento di identità erano uno più falso dell’altro) fu denunciato per istigazione a delinquere. Ovviamente essendo “Mimmo” ben noto alle forze dell’ordine (fu notato un suo fin troppo sospetto andirivieni dai locali della questura) pur essendoci una decina di testimoni la denuncia fu insabbiata dalla solerte magistratura.
Commento
Se l’apparato repressivo dello stato mette in piedi questa enorme mobilitazione per “prevenire” un volantinaggio (che c’è comunque stato) e l’esposizione di uno striscione (che in alcuni punti è stato comunque visibile) immaginatevi quello che fanno quotidianamente questi simpatici signori per il bene comune, pagati coi soldi delle nostre tasse ovviamente.
mercoledì 7 maggio 2008
Agenti, infiltrati, provocatori: il Papa a Messina e l’agente “Mimmo”
OMICIDIO TERRORISTICO COME POLITICA DI STATO BRITANNICA
OMICIDIO TERRORISTICO COME POLITICA DI STATO BRITANNICA
Dal libro di W. G Tarpley “La fabbrica del terrore Made in USA” Arianna Editrice, 2007, pag 123-125
Nell’aprile del 2003, la Gran Bretagna fu scossa da uno dei più grossi scandali dell’intelligence segreta di tutto il dopoguerra. Il commissario della Polizia Metropolitana John Stevens, il più eminente ed esperto funzionario di polizia in Gran Bretagna, consegnò la terza parte del suo rapporto, che documentava il coordinamento, da parte di un ramo speciale dell’intelligence dell’esercito britannico, degli assassinii di una trentina di cattolici nell’Irlanda del Nord, negli anni 1989-1990. Stevens aveva iniziato la sua indagine già nel 1989, ma il rapporto fu pubblicato solo nel 2003, dopo due rinvii nel corso del 2002.L’Indagine di Stevens si concentrava sulla Force Research Unit (FRU) dei Servizi segreti dell’esercito britannico, che lavorò in collusione affinché gruppi paramilitari protestanti lealisti uccidessero dei cattolici.
Un’aggravante fu che il capo del FRU a1 tempo in cui erano stati commessi questi omicidi, nel 1989-90, era un ufficiale dell’esercito, di nome Gordon Kerr. Fino al febbraio del 2003 Kerr era l’addetto militare britannico a Pechino, una delle più alte cariche militari per un ufficiale britannico, John Stevens confermò che, in quello stesso febbraio del 2003, stava preparando dei documenti per il Direttore dei Pubblici Procedimenti Giudiziari (DPP), relativi al procedimento nei confronti di Kerr. A quel punto Kerr, fino allora un comandante di brigata dell’esercito, fu spostato in Kuwait e stava prestando servizio in Iraq quando uscì il rapporto di Stevens (BBC, 17/04/03). Questo rapporto rappresentava, nelle parole del suo autore, «la più ampia indagine condotta nel Regno Unito» con 9.256 dichiarazioni registrate, 10.391 documenti raccolti (più di un milione di pagine) e 16194 documenti e reperti probatori sequestrati. All’aprile del 2003 l’indagine di Stevens aveva già generato 144 arresti e 94 sentenze di condanna (Stevens, 17), Le scoperte di Stevens si concentravano sulla collusione nell’omicidio Finucane e in altri omicidi. «La collusione è provata in molti modi e va dalla volontaria mancata conservazione delle registrazioni, all’assenza di responsabilità, all’occultamento delle conoscenze di intelligence e delle prove, fino all’estremo degli agenti coinvolti in omicidi» (Stevens, 18).
Era evidente a tutti che Kerr e il suo FRU non avrebbero mai potuto commettere tali atrocità da soli, ma avrebbero avuto bisogno di «ordini dai più alti livelli», ossia dall’Ufficio del primo ministro Margaret Thatcher. Resta da vedere se l’indagine di Stevens implichi la Thatcher. La stampa inglese era concentrata sul fatto che il principale agente segreto di Kerr del FRU, che doveva coordinare la “Ulster Defence Association” (UDA) nel mandato di almeno 30 omicidi, era un certo Brian Nelson. Nelson, sotto la direzione di Kerr, aveva cospirato per diventare il capo dell’intelligence della UDA. Nel gennaio del 1990, il team di Stevens identificò Nelson come sospettato-chiave e pianificò di arrestare lui e altri in un’imboscata all’alba. Gli ufficiali andarono al loro quartier generale, sede delle indagini, alcune ore prima del momento stabilito per gli arresti pianificati per scoprire che nei loro uffici era scoppiato un incendio, che gli allarmi antincendio, i telefoni e gli allarmi anti intrusione sensibili al calore non funzionavano e che molte cartelle erano andate distrutte. Era un palese incendio doloso.
Per concludere la storia, Brian Nelson, la settimana prima che uscisse la terza parte del rapporto Stevens morì, secondo alcuni per un’emorragia cerebrale. L’indagine di Stevens era iniziata nel 1989, partendo dall’omicidio dell’avvocato cattolico di punta Pat Finucane. La famiglia di Finucane aveva sempre affermato con insistenza che le forze di sicurezza erano coinvolte nel suo omicidio e aveva respinto il rapporto di Stevens come inadeguato. La vedova di Finucane, Geraldine, chiese un’indagine giudiziaria completa come unico modo per trattare la questione. Alex Maskey, il sindaco di Belfast, commento così il rapporto Stevens: «Questo non riguarda elementi canaglia all’ interno del sistema britannico, ma uno stato di polizia approvato dalle sfere più alte».
L’indagine di Stevens non cadde nel vuoto. Era stata stimolata dall’opera dell’autore cinematografico e scrittore Sean McPhilemy, il cui libro, Tbe Committee: Political Assassination in Northern Ireland era apparso nel 1998. McPhilemy aveva documentato in modo sistematico la collusione omicida fra governo britannico, esercito britannico, polizia distrettuale reale dell'Ulster (RUC), squadroni della morte paramilitari lealisti e rispettati cittadini protestanti nella pianificazione e attuazione di omicidi paramilitari repubblicani e cattolici.
I ruoli della RUC, del suo Special Branch, della Force Research Unit e dell’agente dell’esercito britannico Brian Nelson nell’omicidio del legale per i diritti umani Pat Finuacane e di altri, furono rivelati nel libro di McPhilemy. McPhilemy fornì anche prove che coinvolgevano in queste operazioni commandi della British Domestic Intelligenze (MI5) e dei Secret Air Service (SAS). Nonostante tali rivelazioni, gli articolisti continuano a indicare l’Irlanda del Nord come principale esempio di violenza spontanea, suscitata da motivazioni religiose, che richiede una forza di polizia coloniale per mantenere l’ordine.
venerdì 2 maggio 2008
La fede, la ragione, le religioni e la statistica
La fede, la ragione, le religioni e la statistica
Quante sono le religioni praticate attualmente nel mondo? Cento? Forse cento se teniamo conto solo delle religioni cristiana, ebraica, buddista, scintoista, induista, musulmana, hare krishna … se aggiungiamo poi qualche decina di culti vagamente denominati “animisti”ancora diffusi fra i popoli cosiddetti “primitivi”, e qualche altra decina di culti minori (dai raeliani ai jainisti, passando per i rastafariani).
Ma se analizziamo in dettaglio le grandi religioni scopriamo che i cristiani in realtà si suddividono in cattolici, protestanti, valdesi, battisti, anabattisti, testimoni di Geova, Mormoni … e non so quanti ne ho dimenticati; d’altronde c’è una sola maniera per accettare tutti i dogmi di un Papa ma sono quasi infinite le maniere in cui se ne possono rifiutare alcuni.
Diverse sono le scuole buddiste, fra i musulmani ci sono sciiti e sunniti e così via dicendo, e scusatemi se non sono al corrente di tute le suddivisioni dell’ebraismo o dello scintoismo … buon divertimento a chi vuole contare tutte le possibili religioni praticate al giorno d’oggi.
Se poi pensiamo a quella che è stata la storia dell’uomo (per non parlare della preistoria di cui possiamo solo intuire qualcosa) c’è un’altra lunga serie di religioni da aggiungere: egiziana, greca, romana, etrusca, azteca, maya, sumera, assira, ittita, fenicia …
Insomma parlare di 200 culti diversi sembra un’approssimazione per difetto, anche perché non abbiamo modo di contare e catalogare tutte le religioni praticate dagli uomini nelle lunghe epoche che hanno preceduto l’invenzione della scrittura.
Religione bene, qualcosa a cui ti dicono di credere per fede e non per ragione (fanno eccezione il buddismo originale che è in realtà una filosofia impregnata di spiritualismo e, per altri versi, la chiesa di scientology, che dice di fondarsi su osservazioni razionali, anche se non mi convince per niente). Non c’è nessuna ragione razionale per credere in una religione, devi credere per fede, ed ammesso (e non concesso) che esista un’unica vera religione non c’è nessuna ragione per sceglierne una fra le cento attuali o fra le mille mai esistite.
Se quindi l’uomo dovesse immaginare che la religione abbia una sua validità e che solo una sia quella vera, dal punto di vista statistico la probabilità di fare la scelta giusta è (ad essere buoni) dell’ 1%.
Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che la stragrande maggioranza dei cattolici ha genitori cattolici, la stragrande maggioranza dei musulmani ha genitori islamici e così via dicendo, è facile vedere che la religione per lo più non la si sceglie, ma la si tramanda di padre in figlio come la ricetta della pasta al forno, del cous-cous e della paella.
In campo religioso quindi non solo è altamente improbabile fare la scelta giusta, ma è rarissimo persino fare una scelta di qualsiasi tipo; d’altronde anche la si facesse non potrebbe mai essere una scelta razionale perché la religione si abbraccia per fede.
Intendiamoci, non sono contrario alla spiritualità ed alla “religiosità” in un senso più ampio, anzi, più passa il tempo e più mi allontano dalle visioni aride e puramente materialiste della realtà, ma non riuscirò mai a credere per fede in una religione dogmatica.
Ma adesso ammettiamo per un attimo che esista un Dio che ci abbia creati e che vorrebbe essere adorato secondo il culto X, l’unico vero e giusto.
Allora io avrei alcune domande un po’ fastidiose per questo divino padre:
1) Se vuoi essere adorato secondo il culto X perché non me lo fai sapere personalmente?
Non hai il tempo o la forza per fare un piccolo miracolo tutto per me per farmi sapere con certezza qual è l’unica e vera religione? Sei riuscito a creare la razza umana ed ora non riesci nemmeno a fare pubblicità alla Tua Unica e Vera Religione? Dai un piccolo sforzo, mandami un messaggio dall’alto dei cieli e cerca di essere chiaro e convincente!
Però un consiglio, alla prossime creature che vorrai generare e dotare di spirito e di libero arbitrio fornisci un libretto d’istruzione personale, uno per ognuno da allegare al corpo alla nascita, un bel libro in tante copie quante sono le persone da creare, con tutte le istruzioni per il culto, per la vita, le ricompense, le punizioni, tutto quello che serve sapere insomma; e visto che ti trovi magari scrivi a quelle creature anche due righe sul senso della vita (sai com’è, io ci ho messo 40 anni per cominciare a capire quale fosse).
2) Se ci hai dotato di intelletto e raziocinio perché mai dovremmo abbracciare per fede una religione irrazionale? Non avresti potuto seguire uno schema meno contraddittorio nella tua benedetta creazione? Un po’ di divina coerenza non dispiacerebbe, grazie!
3) Ed infine, se proprio hai creato il male per metterci alla prova come qualcuno dice, non avresti potuto scegliere un male minore? Io non mi sognerei mai di mettere alla prova i miei figli arrostendoli vivi con la bomba atomica o torturandoli a morte, capisco benissimo che qualcuno deve pure essere libero di scegliere il male, ma tu che sei Dio non potresti fare a meno che chi sceglie il male sconti da solo le sue colpe invece che farcele piangere a noi?
E visto che ci siamo, la prossima volta non potresti creare un mondo in cui tutti prendano l’energia dal sole come le piante? C’era proprio bisogno di creare gli animali che mangiano le povere piante e poi i carnivori che mangiano gli erbivori? … e poverini anche i carnivori, che non sono cattivi, e che se non uccidono muoiono di fame, che un gran brutto modo di morire!
Per quanto sia difficile da digerire la storia della vita sorta per caso 4 miliardi di anni fa ed evolutasi per caso (e selezione naturale) bisogna pur dire che è difficile credere di essere stati creati da una divinità buona ed onnipotente.
Se fosse davvero buona bisogna ammettere che non sembra proprio né onnipotente né perfetta, se poi fosse onnipotente … oddio! Allora siamo proprio messi male e senza speranza perché un Dio onnipotente che orchestra tutto questo sembra proprio desideroso di seminare malvagità, confusione, dolore, angoscia, e preferirei decisamente farne a meno.
Se la nascita della vita sulla terra (e della vita umana in particolare) è frutto anche di un qualche gesto intenzionale creativo tale opera deve essere stata portata avanti da una sorta di demiurgo che forse non è nemmeno riuscito a tenere sotto controllo l’evoluzione della sua creazione, o forse è addirittura dovuto soccombere di fronte a ben più potenti forze malvagie: mi permetta caro creatore, qui sulla terra sta andando tutto a puttane, se le sta a cuore la sua creazione operata sul terzo pianeta del sistema solare si affretti a tornare da queste parti ed a correggere almeno i difetti più grossi, ce ne sarebbe urgente bisogno.
giovedì 17 aprile 2008
Espianto o pena di morte: scoprite la differenza
domenica 13 aprile 2008
Un esempio etologico di indottrinamento scientifico
Lo scopo della spedizione, patrocinata dal governo canadese, è di dimostrare la nocività dei lupi, accusati di compiere stragi immense fra i caribù (le renne selvatiche). Durante quella spedizione Mowat impara a conoscere e ad amare il lupo artico e scopre che esso attacca solo per fame e unicamente le bestie vecchie e malate senza compiere inutili stragi. Ancora una volta il colpevole dello sterminio indiscriminato degli animali (in questo caso i caribù) è l’uomo cacciatore. Citando le parole del libro:
“Come lei forse ha sentito dire [parla il responsabile della spedizione di Mowat], il mio predecessore fornì al ministro una spiegazione di questa situazione. Vi si sosteneva che c’erano meno caribù perché i cacciatori erano cresciuti a tal punto di superare il numero dei caribù di cinque a uno. Il ministro, in tutta buona fede, lesse questa ingannevole dichiarazione alla Camera dei Comuni e fu prontamente zittito al grido di ‘Bugiardo’ e ‘Lupofilo’! Tre giorni dopo, il mio predecessore si ritirò a vita privata”
Come forse avrete capito alla fine il naturalista scoprirà che i lupi si cibano di topi e altri roditori e ogni tanto dei caribù vecchi e malati che sul lupo sono state montate leggende di brutalità e violenza non corrispondenti al vero, che i caribù sono stati sterminati dai cacciatori. Per altro in Canada non si può parlare male dello “sport nazionale” (la caccia) anche perché ci sono in gioco interessi economici (chi fabbrica e vende armi e munizioni) ... Voglio chiudere con un’altra citazione dallo stesso libro in cui l’autore narra di quello che legge su un manuale a proposito del lupo:
Il capitolo si chiudeva con le seguenti succinte osservazioni: Il lupo è un selvaggio spietato assassino, è uno degli animali più temuti e odiati dall’uomo, e a buon motivo. Il motivo non era spiegato ...
Come illustra questa storia chi vuole fare circolare la propria “verità” (per quanto falsa essa sia) non ha mai troppe difficoltà a farlo se detiene un potere politico, economico o di informazione. È ben noto d’altronde che questi tre poteri s’intersecano fin troppo spesso, che sono legati fra di loro e che spesso sono addirittura detenuti dalle stesse persone; si può bene immaginare quanto sia facile usare la cosiddetta scienza per fini ben poco scientifici e ben poco meritori.
E sottolineo “cosiddetta scienza” perché troppe volte quello che è spacciato per scientifico in realtà di scientifico ha ben poco. Il vero metodo scientifico (a prescindere dalla sua intrinseca limitatezza) è fondato sull’uso del dubbio, sul concetto che ogni scoperta della scienza non è assoluta ma relativa, rivedibile, mentre ormai la parola “scientifico” viene utilizzata nel linguaggio comune come sinonimo di “vero, certo, sicuro”; un’affermazione scientifica dovrebbe essere un’affermazione fatta con cautela, esplicitando il margine di errore dell’affermazione stessa, dovrebbe essere un’affermazione per sua natura rivedibile e correggibile. L’uso corrente, e distorto, della parola scienza e degli aggettivi da essa derivata, mi porta a credere che fin troppo spesso essa venga usata per mascherare truffe e menzogne, di conseguenza invito tutti a diffidare di chiunque faccia un uso troppa facile di tali termini (come fanno purtroppo moltissimi giornalisti). Del resto per “informare” il mondo di una falsa “teoria” basta essere un fisico, un chimico, un medico, un biologo, o anche solo un giornalista “famoso”, basta scrivere un libro sponsorizzato dal governo, andare a fare una conferenza stampa a braccetto di qualche ministro, oppure avere dalla propria parte il potere politico ed economico che permette di ottenere lo spazio desiderato su giornali e telegiornali. E le masse ingenue crederanno alla menzogna, come hanno sempre fatto.
Quella che risulta da tali macchinazioni è una scienza falsa, una scienza marcia, ma poche persone hanno le conoscenze necessarie per rendersene conto, ancora di meno forse hanno l’abitudine di interrogarsi se le “notizie scientifiche” diramate dai mass-media contengono verità o falsificazioni. Questa ripeto non è scienza, è qualcosa che non usa il metodo scientifico, qualcosa che non è neanche una forma di conoscenza ma solo un mezzo di dominio. Non vorrei essere frainteso, esiste la scienza vera e propria, seria e rigorosa, ma è sempre più difficile trovarla, la scienza moderna è sempre più contaminata, sempre meno pura, ed è sempre più difficile per il profano distinguere la scienza vera da quello che la cultura ufficiale (protetta dai vari poteri forti) spaccia per sapere scientifico.
Per di più la scienza vera, il corretto operare scientifico non ha come scopo quello di fornire verità, ma di trovare delle interpretazioni funzionali la cui validità è sempre relativa. La vera scienza non fornisce verità assolute, ma solo interpretazioni, e non sempre è facile scegliere fra le migliori interpretazioni di uno stesso fenomeno fisico, chimico, biologico, naturale. Spesso addirittura non esistono modelli matematici e teorie scientifiche adeguate a rappresentare e descrivere un fenomeno, ed uno scienziato onesto dovrebbe in simili casi ammettere i limiti del proprio sapere. Purtroppo per interessi di prestigio o di soldi, o per la presunzione di volere a tutti i costi costruire un modello matematico o statistico che descriva il fenomeno, capita altrettanto spesso che si costruisca una “teoria” cosiddetta scientifica che ha delle basi così fragili da avere ben poca utilità pratica (se non quella di un regalare al suo “scopritore” un articolo sul giornale o un finanziamento del ministero).
I tentativi di incanalare in definizioni ed etichette psichiatriche o psicoanalitiche i comportamenti umani così detti “devianti”, solo per fare un esempio, rappresentano una tale semplificazione della complessità esistenziale dell’essere umano che non hanno portato a sostanziali progressi nella conoscenza della nostra mente e non sono serviti a migliorare la nostra capacità di intervento sulla sofferenza psichica e sul disagio esistenziale. Vi siete mai chiesti per esempio quale sarebbe la prova scientifica dell’esistenza del complesso di Edipo?
Nessuno scienziato ben cosciente dei limiti del metodo scientifico e delle sue contraddizioni potrebbe assicurare che nell’ambito dell’analisi dei sistemi complessi “tutto è riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche”; se ci sono molte difficoltà a realizzare una simile ambiziosa impresa persino nell’ambito della “scienza esatta per eccellenza” (la fisica), ancora più inapplicabile è una simile idea agli ambiti ben più complessi della medicina, della biologia, o dello studio del comportamento. Purtroppo nella nostra società non solo molte persone credono che tutto sia riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche, ma persino molti scienziati ignoranti, o peggio disonesti, sbandierano un tale insulso dogma, un dogma che serve appositamente a inventare certezze inesistenti, “verità scientifiche” che non sono né vere né scientifiche. “Verità” fasulle che probabilmente fanno vendere qualche bel prodotto commerciale o che consentono a qualche presunto “luminare” di fare, dall’alto della sua cattedra, discorsi tanto altisonanti quanto vuoti e infarciti di pregiudizi.
sabato 12 aprile 2008
La manipolazione delle opinioni
La manipolazione delle opinioni
Sin dagli anni ’50 sono sorti gli istituti di “ricerca delle motivazioni”, finanziati dalle grandi catene di negozi, col compito di studiare il comportamento del “cittadino comune” e spingerlo, senza che se ne rendesse conto, all’acquisto dei vari prodotti.
Secondo la rivista Sales Management, “nel 1956, fabbricanti come Goodyear o General Motors hanno speso 12 milioni di dollari per finanziare questo tipo di ricerca [1]”.
Il risultato di tante ricerche sono i supermercati a cui ormai siamo tutti abituati, con un’enorme scelta di prodotti esposti su mille scaffali in un tripudio di colori e di forme. “Nelle drogherie che hanno commessi, gli acquisti impulsivi sono all’incirca la metà. In presenza di un venditore, il cliente riflette a ciò che gli serve davvero [2]”. È stato dimostrato, per mezzo di cineprese che registrano i battiti delle palpebre, che i clienti dei supermercati si trovano in uno stato vicino al primo stadio dell’ipnosi: in questo stato calano le resistenze razionali ed è più facile essere guidati dall’impulso di comprare.
L’area giochi nei supermercati non è certo un mezzo per facilitare la vita ai genitori, quanto un modo per condizionare i futuri adulti (gli attuali bambini) a riconoscere emotivamente in certi negozi una gioiosa atmosfera che ricorda loro i bei momenti dell’infanzia: si instilla così nei futuri clienti un’attrazione emotiva verso quei luoghi con le ovvie ricadute in termini di acquisiti e quindi di profitti.
Perfino la scelta della musica è finalizzata al profitto: musica lenta per rallentare i clienti che passano più tempo nel supermercato (più resti nel negozio e più consumi), musiche ritmate nei fast food, dove bisogna rapidamente liberare il posto per un altro consumatore. Dietro le pubblicità ci sono studi raffinati su rapporto psicologico-emotivo fra un certo suono, una certa musica e un certo prodotto, onde ottenere la migliore valorizzazione del prodotto; da pochi anni le ricerche si stanno spostando anche sul piano olfattivo per realizzare qualcosa di analogo con gli odori sintetici. Come afferma Aurélie Duclos ricercatrice di marketing olfattivo “Gli odori restano impressi nel cervello umano molto a lungo, spiega, sono stoccati a livello del sistema limbico, sotto forma di emozioni legate al contesto nel quale hanno impressionato il soggetto. Se, in seguito, uno di questi odori viene ripercepito, esso riporta le persone al contesto vissuto precedentemente”.
Per farla breve, una volta entrati in un supermercato moderno, tecnologico e raffinato, veniamo inconsapevolmente trasformati in qualcosa che si trova a metà strada fra le cavie ed i robot telecomandati. A dire il vero fin qui si tratta solo di manipolazione degli impulsi e non della vera e propria manipolazione delle opinioni, ma forse ora siete preparati al peggio, e quello che segue non vi stupirà.
Ai tempi della prima guerra mondiale Bernays ricevette il primo incarico da parte del “Consiglio per l’Informazione al Pubblico” che gli chiese di organizzare una campagna per fare accettare la guerra al popolo americano; in quell’occasione egli coniò il famoso slogan: “Fare il Mondo Sicuro per la Democrazia”. In seguito si occupò di pubblicizzare il fumo delle sigarette fra le donne organizzando la “Fiaccolata della Brigata della Libertà” nella quale le suffragette marciavano in parata fumando; la tossica abitudine del fumo veniva così trasformata paradossalmente in un simbolo della liberazione delle donne [5]; disgraziatamente l’idea funzionò (come tutte le altre del resto). Voi forse pensate che la colazione con la pancetta sia un’usanza anglosassone, un’usanza sviluppatasi in quei paesi per motivi storici e culturali? Ebbene è anche questa un’opera del grande stratega Bernays che rese popolare l’idea di fare colazione con la pancetta.
Sempre Bernays curò la propaganda per l’AMA (Associazione dei Medici Americani!), preoccupandosi fra l’altro di far credere all’opinione pubblica che le sigarette facessero bene alla salute. Bernays e i suoi colleghi elaborarono ed applicarono il concetto che si poteva manipolare la coscienza e l’opinione delle masse per mezzo di messaggi ripetuti centinaia di volte. I suoi lavori furono di grande aiuto ai nazisti, in oparticolar modo a Josef Goebbels, ministro per la propaganda di Hitler, che studiò i principi di Edward Bernays.
Bernays scriveva testualmente nel suo libro “Propaganda”: “Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone.”
Ben presto le grandi aziende cominciarono a servirsi regolarmente delle loro consulenze di questi squallidi manipolatori delle coscienze: Philip Morris, Union Carbide, Monsanto, DuPont, Shell Oil, Procter & Gamble, General Motors, Pfizer, Dow Chemical, Ciba Geigy, Standard Oil, Boeing, Eli Lilly, Goodyear, l’industria del tabacco e l’industria del piombo.
Da allora in poi le agenzie di Pubbliche Relazioni hanno creato i luoghi comuni in cui tutti credono manipolando le opinioni della gente rispetto a ogni questione che abbia anche il più remoto valore commerciale, instillando in noi la fiducia nella scienza e nella medicina e minimizzando i danni subiti dall’ambiente a causa della crescente tecnologizzazione.
Dopo il successo di questa iniziativa Bernays mise su decine e decine di istituti e fondazioni, tutti apparentemente indipendenti ma in realtà finanziati occultamente dalle aziende i cui prodotti venivano valutati per verificarne la qualità. I nomi erano altisonanti e accattivanti come Fondazione per la Ricerca sulle Temperature, Centro per la Qualità dei Prodotti, Consiglio Americano sulla Scienza e la Salute, Alleanza per il Clima del Globo, Alleanza per dei Cibi Migliori.
Da questi istituti parte un flusso senza fine di “comunicati stampa” che annunciano il risultato di pseudo “scoperte” ad ogni radio e giornale della nazione (vedi il libro di J. Robbins “Reclamando la nostra salute”). Molti di questi resoconti preconfezionati vengono riportati dai mass-media come se fossero delle vere e proprie notizie, anche perché essi vengono preparati di proposito, dai soliti manipolatori di coscienze, con il formato delle notizie. In tal modo il giornalista può risparmiare tempo ed evitare di fare ricerche per conto proprio (specialmente se si tratta di argomenti di cui conosce molto poco), ossia evitando di svolgere il proprio mestiere. Basta fare un copia e incolla, ritagliare qualche stralcio senza alcuna revisione, aggiungere il sottotitolo ed il lavoro è già pronto. Notizie finte fatte e comunicate al grande pubblico all’istante, scritte da società di Pubbliche Relazioni.
Ecco un esempio ripreso dal libro di Stauber. Nel 1922, la General Motors scoprì che aggiungendo piombo alla benzina le automobili sviluppavano più cavalli vapore. Quando c’era qualche faccenda riguardo alla salute, la GM pagava il Dipartimento delle Miniere per fare qualche “test” fasullo e pubblicare delle ricerche falsificate che “provavano” che l’inalazione di piombo non era dannosa.
Qui entra in gioco Charles Kettering, il fondatore del Sloan-Kettering Memorial Institute per la ricerca medica, famoso in tutto il mondo, ma anche un dirigente della General Motors. Il Kettering institute pubblicò dei rapporti che dichiarano che il piombo esiste naturalmente nel corpo il quale possiede la capacità di eliminare bassi livelli di contaminazione da tale metallo pesante. Associandosi con la “Fondazione per l’Igiene industriale” e con il gigante delle Pubbliche Relazioni Hill & Knowlton, Sloane Kettering contrastò per anni tutte le ricerche “anti-piombo” (Stauber pag 92). Dopo 60 anni non fu più possibile nascondere la tossicità del piombo, e la benzina al piombo fu gradualmente eliminata verso la fine degli anni ’80, ma durante quei 60 anni, si stima che solo negli Usa 30 milioni di tonnellate di piombo sotto forma di vapori furono riversate nell’aria dai gas di scarico dei veicoli a motore.
La maggior parte delle volte che i mass media riportano dei concetti negativi associati alla scienza, come truffa, imbroglio, frode, o quando parlano di “scienza spazzatura”, è in un contesto in cui si vuole screditare il lavoro degli scienziati più onesti e responsabili, quelli che cercano di difendere l’ambiente e la nostra salute; ovviamente si tratta del lavoro delle agenzie di Pubbliche Relazioni che hanno creato la notizia, con tanto di commento incorporato, tramite la consueta produzione di comunicati stampa costruiti ad hoc. Stauber riporta con ironia che gli auto-proclamatisi smascheratori della scienza spazzatura (che è poi nel linguaggio delle Pubbliche Relazioni la scienza responsabile le cui conclusioni non piacciono alle multinazionali) di solito non sono scienziati essi stessi (pag 255).
Quando queste agenzie attaccano i gruppi ambientalisti e le persone della medicina alternativa, usano parole negative come scandalo, scienza spazzatura, allarmante, irresponsabile, fobia, allarmista; ad esse si contrappongono le parole positive utilizzate riguardo alle industrie che distruggono l’ambiente ed alle lobby medico-farmaceutiche: scienza autentica, ragionevole, responsabile.
Il linguaggio infatti è un sottile mezzo di controllo, e imporre nell’uso comune una certa parola, una certa espressione, un particolare modo di dire significa anche orientare il modo in cui la gente percepisce e giudica certi fenomeni. Provate a pensare quanto sarebbe differente il mondo se non fossimo abituati a dire “quello è pazzo”, o “quello è malato di mente” ma piuttosto “quell’uomo sfugge ai soliti schemi” oppure “quella persona non riesco a comprenderla”. Le parole e le espressioni che abitualmente utilizziamo contengono spesso in sé una sfumatura di giudizio (positivo o negativo), ed essere forzati ad utilizzarle per adeguarci all’uso comune è una delle tante subdole forme di indottrinamento.
Per capire quale possa essere l’uso strumentale e politico delle parole pensiamo a come è stato stravolto l’uso di certi termini e come sia stata cambiata la loro “destinazione d’uso”.
Riforma. Una volta questa era una parola tanto cara alla sinistra, al movimento operaio, ai contadini, che auspicavano una riforma della legge elettorale per dare a tutti il diritto di voto, una riforma dell’orario di lavoro per portarlo a otto ore al giorno, una riforma agraria con la ridistribuzione delle terre e la fine della servitù della gleba. Adesso la parola riforma si usa per la “riforma delle pensioni” che peggiora di volta in volta la condizione economica dei pensionati presenti e futuri, per la “riforma della scuola”, che da 30 anni a questa parte significa peggiorare la qualità della scuola, escludere dall’istruzione superiore i ceti più poveri, ritornare alla creazione di una scuola suddivisa per classi sociali, la “riforma elettorale” che col maggioritario tende a spazzare i pochi partiti che assumono ancora delle posizioni di opposizione più o meno coerente per appiattirli su uno dei due pseudo-fronti che si contendono l’elettorato: la sinistra liberale e la destra liberale anch’essa (valla a capire la differenza).
Democrazia. A prescindere dal fatto che la parola in sé non mi piace troppo visto l’origine e i precedenti (la parola deriva dal greco e indicava in origine l’ordinamento politico delle città stato schiaviste e spesso imperialiste sul modello di Atene, città che nel mondo greco avevo un ruolo analogo a quello degli USA odierni), una volta era una parola utilizzata dalla sinistra, dal movimento operaio e contadino per chiedere uguali diritti per tutti, l’accesso al voto per tutti, la stessa garanzia di giustizia per tutti. Ma a partire dall’inizio del 1900 la parola cominciò ad essere trasformata, come abbiamo visto, e si cominciò a usarla in contesti del tipo “rendere il mondo sicuro per la democrazia” quando si voleva che gli USA entrassero in guerra per espandere la loro sfera di influenza (curiosamente nello stesso periodo in cui questo slogan veniva utilizzato dal governo gli uomini appartenenti alla minoranza negre degli USA venivano sfruttati, torturati, massacrati nella quasi totale apatia delle istituzioni “democratiche”). Da allora assistemmo ad una continua escalation del valore di questa parola che fu sulle bocche di molti dei governi più guerrafondai e repressivi, e che è stata utilizzata soprattutto dagli USA per giustificare le decine di guerre che essi hanno intrapreso nell’ultimo secolo in tutto il mondo. Ormai la parola democrazia è un velo dietro il quale si nasconde l’aggressività dei prepotenti, l’accettazione della legge del più forte
Libertà. Sembra la gemella della parola democrazia, una volta veniva utilizzata per indicare la libertà dei sudditi di scrivere, leggere, pensare quello che volevano, di associarsi liberamente, di fare politica e di chiedere delle riforme (nel senso positivo che questa parola aveva un tempo), mentre adesso la si utilizza per indicare la libertà dei potenti di fare quello che vogliono senza ulteriori restrizioni, la libertà di vendere veleni su tutta la faccia della terra, di licenziare senza giusta causa, di fare guerra a chi si vuole; le sue derivazioni (liberismo, liberalismo, neo-liberismo, liberale) indicano le forme di economia più disumane che il mondo moderno abbia mai sperimentato. In Italia la parola libertà viene utilizzata per indicare le formazioni politiche che più di ogni altre hanno attuato un governo repressivo.
Sicuramente queste parole continuano a mantenere un significato differente presso quelle minoranze che vorrebbero conservare per esse il significato originario, e che quando chiedono libertà e democrazia non intendono l’assoggettamento all’impero USA ma la sua sostituzione con un mondo realmente libero di popoli che possano auto-determinare il proprio destino. E, per colmo dell’ironia, è proprio grazie al fatto che ancora persiste un uso positivo di queste parole che l’ipocrisia dei potenti si regge in piedi; se smettessimo di chiedere libertà e democrazia, ma rivendicassimo l’abolizione del potere dell’uomo sull’uomo, tali parole rimaste in bocca solo ai potenti, si svelerebbero forse in tutta la loro crudele menzogna.
Per avere accesso ai finanziamenti i ricercatori devono pubblicare articoli sui migliori giornali scientifici, come JAMA, New England Journal, British Medical Journal, i quali sottopongono ogni articolo pubblicato (in mezzo a tutti quei coloratissimi inserti pubblicitari di farmaci e intere pagine di propaganda delle case farmaceutiche) alla revisione e al controllo di “esperti” con ottime credenziali. In teoria in questo modo possiamo essere certi che i dati e le conclusioni della ricerca sono stati interamente verificati e sono attendibili.
Tutti quei giornali però, se vogliono sopravvivere, devono sottostare ad una regola valida anche per qualsiasi altra rivista che si può trovare in edicola: non contrastare i propri inserzionisti. Come credere che quei giornali siano obiettivi, scientifici e incorruttibili vedendo tutte quelle intere pagine di pubblicità di prodotti farmaceutici (la cui pubblicazione significa qualche bel miliardo di introito)? Pubblicherà mai una di queste “riviste specializzate” una ricerca seria ed autorevole che getta una cattiva luce su un farmaco pubblicizzato nella pagina centrale della stessa rivista?
C’è poi il conflitto di interessi. Tutti i giornali che trattano gli argomenti della medicina devono avere un requisito formale: qualsiasi legame finanziario fra l’autore e un’azienda produttrice deve essere reso noto nell’articolo. Uno studio fatto nel 1997 su 142 giornali medici non ha trovato nemmeno un riferimento di tali legami. (Wall St. Journal, 2 Feb 99) Uno studio del 1998 fatto sul New England Journal of Medicine ha rilevato che il 96% degli articoli controllati col metodo della “recensione autorevole” avevano legami finanziari con il farmaco studiato nell’articolo (Stelfox,1998).
Come se non bastasse tutto questo c’è il vero e proprio acquisto dello spazio del giornale. Una società farmaceutica può semplicemente pagare 100.000 dollari a un giornale per far stampare un articolo ad essa favorevole (Stauber, p 204).
Nel 1987, il New England Journal pubblicò un articolo riguardo alla ricerca del dottor R. Slutsky che copriva un periodo di sette anni. In tale periodo il Dr. Slutsky pubblicò 137 articoli su diversi giornali che fanno le revisioni autorevoli. Il New England Journal scoprì che in almeno 60 di questi 137, c’erano evidenze di considerevoli frodi scientifiche e travisamenti: venivano persino riportati risultati di esperimenti mai fatti, di esami mai eseguiti, di analisi statistiche mai fatte. Dati fasulli come questi vengono poi spesso citati da altri ricercatori su altre riviste, e poi vengono citati ancora da altri di modo che l’errore si ingigantisce.
Ma la causa forse più importante è il fatto che la cultura non è più un valore per le nostre famiglie (d’altronde non lo è per i nostri mezzi di comunicazione di massa, e le nostre famiglie si adeguano), la scuola viene sempre più privata di valore, viene considerata una merce e sottoposta a provvedimenti di privatizzazione (come se il sapere fosse qualcosa da vendere e da comprare al pari di una saponetta), le risorse per il sistema scolastico diminuiscono, i ragazzi abituati al mondo dei computer, dei videogame e delle televisioni, e alimentati con cibi che li rendono irrequieti (coca cola, cioccolato e cibi zuccherati) non hanno più la pazienza di leggere un testo, di ascoltare il docente, di studiare, non hanno più la voglia di sforzarsi a comprendere ragionamenti complessi.
Per altro (per quanto io non sogni una scuola selettiva/repressiva) bisogna ricordare come sia sempre più difficile bocciare uno studente che non sa (specie alle scuole elementari): lo studente con carenze a volte gravi nelle conoscenze ed abilità di base (leggere e far di conto) viene promosso quasi automaticamente alla classe successiva e sarà per lui sempre più difficile recuperare le lacune pregresse. Insomma nella scuola si premia sempre di più l’ignoranza ed il lassismo e si spaccia tutto questo per progresso ed integrazione. Tutto ciò alla lunga produce un esercito di consumatori obbedienti, sempre meno capaci di operare un confronto critico, sempre più succube ai messaggi artefatti creati apposta per loro dai manipolatori di opinioni. Il mondo nuovo di Aldous Huxley non è più fantascienza, è realtà.
Come spiegano Noam Chomsky e Edward S. Herman nel loro libro “La fabbrica del consenso” (Marco Tropea editore) nel campo del giornalismo le cose sono radicalmente cambiate nel corso degli ultimi due secoli. Se un tempo i costi di gestione di un giornale erano relativamente accessibili, e quindi affrontabili anche da un’organizzazione sindacale che voleva diffondere le proprie idee fra i lavoratori o da un’organizzazione politica di opposizione che voleva diffondere il proprio punto di vista sulle malefatte del governo di turno, il progresso industriale ha fatto sì che si potessero costruire tipografie più rapide, che permettevano tirature più elevate e alla fine permettevano anche di ottenere prezzi più bassi, ma i costi di avvio di un impianto moderno erano proibitivi per sindacati, organizzazioni operaie, movimenti di opposizione. I giornali che proponevano un’altra visione del mondo divennero quindi pian piano meno competitivi sul piano economico (costavano di più degli altri) e sempre più difficili da mandare avanti. Le cose peggiorarono quando fu introdotta la pubblicità come mezzo di sostentamento del giornale stesso. Ovviamente raccoglieva più pubblicità (e quindi più soldi) un giornale indirizzato alle classi medio alte (che sosteneva le posizioni del governo) letto quindi da quella gente che aveva i soldi per comprare; più difficile che un qualsiasi industriale o commerciante decidesse di pubblicare un annuncio pubblicitario sul giornale del partito operaio o del sindacato, letto da persone che avevano ben pochi soldi da spendere per comprare ciò che si intendeva reclamizzare. E se proprio qualche pubblicità arrivava pure a questi ultimi giornali si era automaticamente soggetti al ricatto: “non ti permettere di scrivere questo se no ritiro la mia pubblicità dal tuo giornale”. Chi commissiona una pubblicità non appartiene certo alla classe operaia e non ha nessun interesse che si critichi a fondo il sistema socio-economico che a lui garantisce ampi benefici.
In questo modo gran parte dei giornali che veramente facevano un’opera di opposizione e di controinformazione pian piano chiudevano da soli, senza necessità che il governo si scomodasse a chiuderli con la forza. I giornali che restavano erano tutti più o meno omologati, con un separazione artificiale fra “progressisti” e “conservatori”, ovvero fra due visioni differenti dello stesso sistema sociale di sfruttamento, due diverse versioni comode a chi gestisce il potere del capitalismo del governo degli imprenditori e dei capitalisti. È questa la nostra odierna “libertà di stampa” una sorta di “libertà condizionata”, siamo liberi di scrivere quello che vogliamo su un giornalino di quattro fogli letto da qualche centinaio (o al massimo qualche migliaio) di persone ma ci è impossibile scrivere su un qualsiasi quotidiano a larga diffusione un articolo che critichi realmente il fondamento della società in cui viviamo, che smascheri realmente le menzogne dei moderno sistema globalizzato. Anche in certi giornali cosiddetti di opposizione la critica è sempre parziale, sempre interna al sistema, mirata a riforme e non a cambiamenti.
NOTE:
1) Citato in Vance Packard, La Persuasion clandestine, Calmann-Lévy, Parigi, 1989, pp. 288, Fr. 124.
2) Come sopra.
3) Questa e le successive citazioni sono tratte dall’articolo di Frank Mazoyer “Sedotti e consumati” apparso su “Le Monde diplomatique”, gennaio 2001.
4) Il primo è un romanzo di “fantascienza” che descrive una società verticistica in cui ogni attività umana è standardizzata, il secondo è un saggio che descrive come le “fantasie” del primo libro si fossero realizzate nel volgere di qualche decennio dalla sua pubblicazione.
5) Più in là nel tempo qualcun altro realizzò un simile squallido obiettivo con le pilloele anticoncezionali.
6) Crossen C., Tainted Truth: The Manipulation of Fact in America 1996.
giovedì 10 aprile 2008
Espianti criminali: un altro "morto cerebrale" che si risveglia dal coma
“Probabilmente saremmo volati insieme fuori sfondando la finestra” dice il 21enne con un sorriso. Ha superato mesi di riabilitazione e sta ancora migliorando ma ha ancora problemi con la memoria e gli stati emotivi. “Mi sento abbastanza bene ma è molto dura” ha detto, con tutta l’eccitazione di un ragazzo che è a New York in onda su una rete nazionale. Sto meglio, ha confermato, ma tutto il processo è frustrante.“Non ho pazienza” ha detto tranquillamente. Era accompagnato dai suoi genitori, Pam e Doug Dunlap, e sua sorella minore, Kacy, che erano più che felici di attendere il suo recupero.
“Sta procedendo straordinariamente bene” ha detto Pam Dunlap “Ha ancora molti problemi di memoria. Serve molto tempo al cervello per guarire dopo un trauma cranico come quello. Potrebbe volerci un anno o più, prima che riprenda completamente, ma va comunque bene, non mi interessa il tempo che sarà necessario; siamo solo grati e felici di averlo qui.”
I medici non hanno alcuna spiegazione sul perché Dunlap sia vivo. Stava guidando la sua moto ATV truccata con degli amici quel fatidico sabato, a meno di una settimana dal giorno del Ringraziamento. Prese parte ad una parata quel mattino, improvvisando impennate e impressionando la folla, poi sono usciti di pista con le loro quad bikes. Lui non aveva il casco. Dunlap si trovava dietro ai suoi amici in una strada principale appena fuori Davidson, Okla., non molto distante da casa sua nella cittadina di Frederick vicino al confine con lo stato del Texas. Accelerò con la sua quad bike per raggiungerli, facendo un altra impennata sulle ruote posteriori;
quando riabbassò le ruote anteriori, vide che stava per scontrarsi con la moto di un amico ferma poco oltre sulla via. Dunlap cercò di sterzare ma la sua moto si capovolse e lui volò via battendo prima la testa e finendo a faccia in giù sull'asfalto. Rimase immobile non rispondendo neanche ai suoi amici che chiamarono subito il 911.
La decisione era presa, c'era solo da attendere diverse ore affinché una squadra per l'espianto arrivasse in elicottero. La famiglia passò il tempo dicendogli addio. In questo tempo con lui, la nonna di Zack, Naomi, pregò. La sua richiesta era semplice “solo un miracolo” ha detto alla Morales. “Era troppo giovane perché Dio se lo riprendesse”. Circa quattro ore dopo i medici dichiararono Zack morto, un infermiere iniziò la preparazione di Dunlap. I suoi cugini, Dan e Christy Coffin, entrambi infermieri, erano nella stanza. Qualcosa nell’aspetto di Zack fece pensare loro che non era proprio morto come dicevano i medici. Su un intuizione, Dan tirò fuori il suo coltello a serramanico e fece scorrere la lama sulla pianta di un piede di Zack.
Il piede si ritrasse ma un altro infermiere disse che si trattava di un riflesso condizionato, poi Dan Coffin ficcò un'unghia della mano sotto una delle unghie di Zack. Zack spostò di colpo il braccio verso il suo corpo, e questo, l’altro infermiere era d’accordo, non era un riflesso condizionato, era un segno di vita. “Passammo dal totale abbattimento a ‘Oh mio Dio, nostro figlio è ancora vivo!’” dice sua madre “Questa fu una sensazione meravigliosa. Siamo passati dall’emozione più terribile che un genitore possa provare al massimo della felicità. Ci sentivamo molto cauti perché non eravamo sicuri di quale sarebbe stata la prognosi, ma il solo sentire che era tornato con noi è qualcosa che ricorderemo per sempre.”