Tempo di Agire

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lunedì 7 gennaio 2008

Le cause nascoste del primo conflitto mondiale

Dal saggio di JEAN PIERRE FLECHARD, “La grande guerra: 11.500 morti e 13.00 feriti al giorno per tre anni e mezzo” pubblicato su il “Il libro nero del capitalismo” ed est, pagg 125-130

Un consiglio vivissimo, leggete/comprate questo libro

Un santuario del capitale internazionale: il bacino Briey-Thionville

I mercanti di cannoni, i più importanti dei quali erano Schneider in Francia e Krupp in Germania, erano strettamente uniti ma sorta di trust internazionale il cui scopo era quello di accrescere l'immenso patrimonio dei propri membri aumentando la produzione bellica, da entrambe le parti della frontiera. Per arrivare a questo, disponevano di potenti mezzi per seminare il panico fra le popolazioni dei due paesi, allo scopo di persuadere ciascuna che l’altra aveva un solo fine: attaccarla. Numerosi giornalisti e parlamentari venivano da loro retribuiti profumatamente per assolvere questo compito. D’altronde, un importante fabbricante francese di munizioni, De Wendel, che era anche deputato, aveva per cugino un altro fabbricante tedesco di munizioni, Von Wendel, che sedeva al Reichstag. Erano nella posizione migliore, in ciascun paese, per salvarsi la coscienza facendo udire le loro patriottiche grida di allarme.


Tutta questa graziosa gente - mercanti di cannoni giornalisti, parlamentari - riuscì agevolmente a lanciare i due popoli in una folle corsa agli armamenti che non doveva fermarsi più fino alla guerra.
I loro rispettivi capi di stato, lungi dal frenarli li incoraggiavano. E più degli altri il presidente francese Raymond Poincaré, lorenese, cresciuto con l’idea della rivincita e pronto a qualsiasi menzogna, a qualsiasi prezzo pur di riconquistare l’Alsazia e la Lorena.

Per questi differenti motivi i soldati francesi e tedeschi andarono a scannarsi l'un l'altro. Avevano insegnato loro ad odiarsi, mentre i fabbricanti di munizioni e gli stati maggiori, fraternamente uniti, seguivano con soddisfazione nelle retrovie lo svolgimento del dramma che avevano innescato congiuntamente
Per ben approfondire questo inganno mostrare che il patriottismo e la difesa del territorio non sono altro che parole vuote e che servono a coprire i più abominevoli intrallazzi, conviene raccontare la storia del bacino di Briey-Thionville poiché è caratteristica, sintomatica e, da sola, dovrebbe ispirare nei popoli il disgusto per la guerra.

Le miniere di ferro di Briey-Thionville si trovavano a cavallo delle frontiere del Lussemburgo, della Francia e della Germania. Ne era proprietaria la famiglia franco-tedesca De/Won Wendel.

Questo bacino era d’una importanza capitale per lo svolgimento della guerra. Engerand, in un discorso pronunciato alla camera dei deputati dopo il confiltto, il 31 gennaio 1919, dirà: “Nel 1914 la sola regione di Briey forniva il 90% di tutta la nostra produzione di minerale di ferro.”

Poincaré stesso aveva scritto: “L’occupazione del bacino di Briey-Thionville da parte dei Tedeschi sarebbe un autentico disastro dal momento che metterebbe nelle loro mani incomparabili ricchezze metallurgiche e minerarie la cui utilità può essere enorme per chi, fra i belligeranti, le controllerà”.

Accadde però un fatto straordinario: fin dal 6 agosto 1914, il bacino venne occupato dai tedeschi senza alcuna resistenza.

Più straordinario ancora: Verreaux, il generale di divisione incaricato della difesa di questa regione, rivelò in seguito che la sua consegna (contenuta in una busta da aprire in caso di mobilitazione) gli prescriveva formalmente di abbandonare Briey-Thionville senza combattere.

La verità, conosciuta molto tempo dopo, er ala seguente: dei fabbricanti francesi di armi per lasciare il bacino in mano ai tedeschi affinché la guerra si prolungasse ( i tedeschi non avrebbero potuto continuarla senza il minerale di ferro) e gli utili dei commercianti di cannoni si accrescessero.

Evviva la legittima difesa in nome della quale ci si sbudellò a vicenda un po’ dappertutto sui campi di battaglia!

Ma questa storia - tanto edificante - non è finita.
Per tutto il conflitto non ci fu una sola offensiva francese contro Briey-Thionville! Ciò, tuttavia, non succedeva per mancanza di avvertimenti.

In piena guerra, il direttore delle miniere inviò la seguente nota al senatore Bérenger: “Se la regione di Briey-Thionville venisse occupata dalle nostre truppe, la Germania sarebbe ridotta a circa 7 milioni di tonnellate di minerali poveri che ricava dalla Prussia e da diversi altri stati: si fermerebbero tutte le sue produzioni. Sembra quindi che si possa affermare che l’occupazione della regione di Thionville metterebbe immediatamente fine alla guerra, perché priverebbe la Germania della quasi totalità del metallo che le è necessario per i suoi armamenti.”

Lo stato maggiore francese e il presidente della repubblica furono ampiamente avvertiti di questi fatti. Interi dossier su questa faccenda vennero anche forniti a Poincaré dal deputato Engerand. Poincaré rifiutò d’intervenire. Lo stato maggiore rifiutò ogni offensiva contro Briey.

In mancanza di un’offensiva, di una riconquista del territorio, si sarebbero potuto bombardare Briey per rendere inutilizzabili gli impianti. Invece vi furono accordi segreti tra lo stato maggiore francese e quello tedesco affinché i treni pieni di minerali diretti verso la Germania non fossero bombardati in nessun caso.
Incidentalmente diciamo che, beninteso, quegli stessi stati maggiori avevano ugualmente deciso di non distruggere i loro rispettivi quartieri generali. Queste due bande di gangster erano “leali”.
Ciò non ostante alcuni aviatori francesi disobbedirono agli ordini e lanciarono qualche bomba sugli impianti di Briey-Thionville. Vennero severamente puniti.

Secondo Galtier-Boissière: “Per non ledere potentissimi interessi privati re per evitare di infranger egli accordi segreti conclusi fra gli industriali metallurgici francesi e tedeschi , si sono sacrificate in imprese militari inefficaci centinai di migliaia di vite umane, salvo che in un punto, Briey-Thionville, dal quale per quattro anni la Germania in tutta tranquillità ha tratto i mezzi per continuare la lotta.”

Ma la famiglia franco-tedesca De/Won Wendel ne ricavava grandi profitti! Questo non è che un esempio, fra molti, della collusione dei fabbricanti di armi e dei governi dei paesi in guerra.

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