Questa è una storia persino divertente nella narrazione che ne fa il suo protagonista, anche se le riflessioni su tali vicende sono molto amare. Si tratta della narrazione di una spedizione fra i ghiacci del Canada settentrionale raccontata dal naturalista FBUarley Mowat nel suo libro “Mai gridare al lupo” (scritto nel 1963 ed edito in Italia nel 1984 dalla Longanesi & C).
Lo scopo della spedizione, patrocinata dal governo canadese, è di dimostrare la nocività dei lupi, accusati di compiere stragi immense fra i caribù (le renne selvatiche). Durante quella spedizione Mowat impara a conoscere e ad amare il lupo artico e scopre che esso attacca solo per fame e unicamente le bestie vecchie e malate senza compiere inutili stragi. Ancora una volta il colpevole dello sterminio indiscriminato degli animali (in questo caso i caribù) è l’uomo cacciatore. Citando le parole del libro:
“Come lei forse ha sentito dire [parla il responsabile della spedizione di Mowat], il mio predecessore fornì al ministro una spiegazione di questa situazione. Vi si sosteneva che c’erano meno caribù perché i cacciatori erano cresciuti a tal punto di superare il numero dei caribù di cinque a uno. Il ministro, in tutta buona fede, lesse questa ingannevole dichiarazione alla Camera dei Comuni e fu prontamente zittito al grido di ‘Bugiardo’ e ‘Lupofilo’! Tre giorni dopo, il mio predecessore si ritirò a vita privata”
Come forse avrete capito alla fine il naturalista scoprirà che i lupi si cibano di topi e altri roditori e ogni tanto dei caribù vecchi e malati che sul lupo sono state montate leggende di brutalità e violenza non corrispondenti al vero, che i caribù sono stati sterminati dai cacciatori. Per altro in Canada non si può parlare male dello “sport nazionale” (la caccia) anche perché ci sono in gioco interessi economici (chi fabbrica e vende armi e munizioni) ... Voglio chiudere con un’altra citazione dallo stesso libro in cui l’autore narra di quello che legge su un manuale a proposito del lupo:
Il capitolo si chiudeva con le seguenti succinte osservazioni: Il lupo è un selvaggio spietato assassino, è uno degli animali più temuti e odiati dall’uomo, e a buon motivo. Il motivo non era spiegato ...
Come illustra questa storia chi vuole fare circolare la propria “verità” (per quanto falsa essa sia) non ha mai troppe difficoltà a farlo se detiene un potere politico, economico o di informazione. È ben noto d’altronde che questi tre poteri s’intersecano fin troppo spesso, che sono legati fra di loro e che spesso sono addirittura detenuti dalle stesse persone; si può bene immaginare quanto sia facile usare la cosiddetta scienza per fini ben poco scientifici e ben poco meritori.
E sottolineo “cosiddetta scienza” perché troppe volte quello che è spacciato per scientifico in realtà di scientifico ha ben poco. Il vero metodo scientifico (a prescindere dalla sua intrinseca limitatezza) è fondato sull’uso del dubbio, sul concetto che ogni scoperta della scienza non è assoluta ma relativa, rivedibile, mentre ormai la parola “scientifico” viene utilizzata nel linguaggio comune come sinonimo di “vero, certo, sicuro”; un’affermazione scientifica dovrebbe essere un’affermazione fatta con cautela, esplicitando il margine di errore dell’affermazione stessa, dovrebbe essere un’affermazione per sua natura rivedibile e correggibile. L’uso corrente, e distorto, della parola scienza e degli aggettivi da essa derivata, mi porta a credere che fin troppo spesso essa venga usata per mascherare truffe e menzogne, di conseguenza invito tutti a diffidare di chiunque faccia un uso troppa facile di tali termini (come fanno purtroppo moltissimi giornalisti). Del resto per “informare” il mondo di una falsa “teoria” basta essere un fisico, un chimico, un medico, un biologo, o anche solo un giornalista “famoso”, basta scrivere un libro sponsorizzato dal governo, andare a fare una conferenza stampa a braccetto di qualche ministro, oppure avere dalla propria parte il potere politico ed economico che permette di ottenere lo spazio desiderato su giornali e telegiornali. E le masse ingenue crederanno alla menzogna, come hanno sempre fatto.
Quella che risulta da tali macchinazioni è una scienza falsa, una scienza marcia, ma poche persone hanno le conoscenze necessarie per rendersene conto, ancora di meno forse hanno l’abitudine di interrogarsi se le “notizie scientifiche” diramate dai mass-media contengono verità o falsificazioni. Questa ripeto non è scienza, è qualcosa che non usa il metodo scientifico, qualcosa che non è neanche una forma di conoscenza ma solo un mezzo di dominio. Non vorrei essere frainteso, esiste la scienza vera e propria, seria e rigorosa, ma è sempre più difficile trovarla, la scienza moderna è sempre più contaminata, sempre meno pura, ed è sempre più difficile per il profano distinguere la scienza vera da quello che la cultura ufficiale (protetta dai vari poteri forti) spaccia per sapere scientifico.
Per di più la scienza vera, il corretto operare scientifico non ha come scopo quello di fornire verità, ma di trovare delle interpretazioni funzionali la cui validità è sempre relativa. La vera scienza non fornisce verità assolute, ma solo interpretazioni, e non sempre è facile scegliere fra le migliori interpretazioni di uno stesso fenomeno fisico, chimico, biologico, naturale. Spesso addirittura non esistono modelli matematici e teorie scientifiche adeguate a rappresentare e descrivere un fenomeno, ed uno scienziato onesto dovrebbe in simili casi ammettere i limiti del proprio sapere. Purtroppo per interessi di prestigio o di soldi, o per la presunzione di volere a tutti i costi costruire un modello matematico o statistico che descriva il fenomeno, capita altrettanto spesso che si costruisca una “teoria” cosiddetta scientifica che ha delle basi così fragili da avere ben poca utilità pratica (se non quella di un regalare al suo “scopritore” un articolo sul giornale o un finanziamento del ministero).
I tentativi di incanalare in definizioni ed etichette psichiatriche o psicoanalitiche i comportamenti umani così detti “devianti”, solo per fare un esempio, rappresentano una tale semplificazione della complessità esistenziale dell’essere umano che non hanno portato a sostanziali progressi nella conoscenza della nostra mente e non sono serviti a migliorare la nostra capacità di intervento sulla sofferenza psichica e sul disagio esistenziale. Vi siete mai chiesti per esempio quale sarebbe la prova scientifica dell’esistenza del complesso di Edipo?
Nessuno scienziato ben cosciente dei limiti del metodo scientifico e delle sue contraddizioni potrebbe assicurare che nell’ambito dell’analisi dei sistemi complessi “tutto è riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche”; se ci sono molte difficoltà a realizzare una simile ambiziosa impresa persino nell’ambito della “scienza esatta per eccellenza” (la fisica), ancora più inapplicabile è una simile idea agli ambiti ben più complessi della medicina, della biologia, o dello studio del comportamento. Purtroppo nella nostra società non solo molte persone credono che tutto sia riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche, ma persino molti scienziati ignoranti, o peggio disonesti, sbandierano un tale insulso dogma, un dogma che serve appositamente a inventare certezze inesistenti, “verità scientifiche” che non sono né vere né scientifiche. “Verità” fasulle che probabilmente fanno vendere qualche bel prodotto commerciale o che consentono a qualche presunto “luminare” di fare, dall’alto della sua cattedra, discorsi tanto altisonanti quanto vuoti e infarciti di pregiudizi.
Lo scopo della spedizione, patrocinata dal governo canadese, è di dimostrare la nocività dei lupi, accusati di compiere stragi immense fra i caribù (le renne selvatiche). Durante quella spedizione Mowat impara a conoscere e ad amare il lupo artico e scopre che esso attacca solo per fame e unicamente le bestie vecchie e malate senza compiere inutili stragi. Ancora una volta il colpevole dello sterminio indiscriminato degli animali (in questo caso i caribù) è l’uomo cacciatore. Citando le parole del libro:
“Come lei forse ha sentito dire [parla il responsabile della spedizione di Mowat], il mio predecessore fornì al ministro una spiegazione di questa situazione. Vi si sosteneva che c’erano meno caribù perché i cacciatori erano cresciuti a tal punto di superare il numero dei caribù di cinque a uno. Il ministro, in tutta buona fede, lesse questa ingannevole dichiarazione alla Camera dei Comuni e fu prontamente zittito al grido di ‘Bugiardo’ e ‘Lupofilo’! Tre giorni dopo, il mio predecessore si ritirò a vita privata”
Come forse avrete capito alla fine il naturalista scoprirà che i lupi si cibano di topi e altri roditori e ogni tanto dei caribù vecchi e malati che sul lupo sono state montate leggende di brutalità e violenza non corrispondenti al vero, che i caribù sono stati sterminati dai cacciatori. Per altro in Canada non si può parlare male dello “sport nazionale” (la caccia) anche perché ci sono in gioco interessi economici (chi fabbrica e vende armi e munizioni) ... Voglio chiudere con un’altra citazione dallo stesso libro in cui l’autore narra di quello che legge su un manuale a proposito del lupo:
Il capitolo si chiudeva con le seguenti succinte osservazioni: Il lupo è un selvaggio spietato assassino, è uno degli animali più temuti e odiati dall’uomo, e a buon motivo. Il motivo non era spiegato ...
Come illustra questa storia chi vuole fare circolare la propria “verità” (per quanto falsa essa sia) non ha mai troppe difficoltà a farlo se detiene un potere politico, economico o di informazione. È ben noto d’altronde che questi tre poteri s’intersecano fin troppo spesso, che sono legati fra di loro e che spesso sono addirittura detenuti dalle stesse persone; si può bene immaginare quanto sia facile usare la cosiddetta scienza per fini ben poco scientifici e ben poco meritori.
E sottolineo “cosiddetta scienza” perché troppe volte quello che è spacciato per scientifico in realtà di scientifico ha ben poco. Il vero metodo scientifico (a prescindere dalla sua intrinseca limitatezza) è fondato sull’uso del dubbio, sul concetto che ogni scoperta della scienza non è assoluta ma relativa, rivedibile, mentre ormai la parola “scientifico” viene utilizzata nel linguaggio comune come sinonimo di “vero, certo, sicuro”; un’affermazione scientifica dovrebbe essere un’affermazione fatta con cautela, esplicitando il margine di errore dell’affermazione stessa, dovrebbe essere un’affermazione per sua natura rivedibile e correggibile. L’uso corrente, e distorto, della parola scienza e degli aggettivi da essa derivata, mi porta a credere che fin troppo spesso essa venga usata per mascherare truffe e menzogne, di conseguenza invito tutti a diffidare di chiunque faccia un uso troppa facile di tali termini (come fanno purtroppo moltissimi giornalisti). Del resto per “informare” il mondo di una falsa “teoria” basta essere un fisico, un chimico, un medico, un biologo, o anche solo un giornalista “famoso”, basta scrivere un libro sponsorizzato dal governo, andare a fare una conferenza stampa a braccetto di qualche ministro, oppure avere dalla propria parte il potere politico ed economico che permette di ottenere lo spazio desiderato su giornali e telegiornali. E le masse ingenue crederanno alla menzogna, come hanno sempre fatto.
Quella che risulta da tali macchinazioni è una scienza falsa, una scienza marcia, ma poche persone hanno le conoscenze necessarie per rendersene conto, ancora di meno forse hanno l’abitudine di interrogarsi se le “notizie scientifiche” diramate dai mass-media contengono verità o falsificazioni. Questa ripeto non è scienza, è qualcosa che non usa il metodo scientifico, qualcosa che non è neanche una forma di conoscenza ma solo un mezzo di dominio. Non vorrei essere frainteso, esiste la scienza vera e propria, seria e rigorosa, ma è sempre più difficile trovarla, la scienza moderna è sempre più contaminata, sempre meno pura, ed è sempre più difficile per il profano distinguere la scienza vera da quello che la cultura ufficiale (protetta dai vari poteri forti) spaccia per sapere scientifico.
Per di più la scienza vera, il corretto operare scientifico non ha come scopo quello di fornire verità, ma di trovare delle interpretazioni funzionali la cui validità è sempre relativa. La vera scienza non fornisce verità assolute, ma solo interpretazioni, e non sempre è facile scegliere fra le migliori interpretazioni di uno stesso fenomeno fisico, chimico, biologico, naturale. Spesso addirittura non esistono modelli matematici e teorie scientifiche adeguate a rappresentare e descrivere un fenomeno, ed uno scienziato onesto dovrebbe in simili casi ammettere i limiti del proprio sapere. Purtroppo per interessi di prestigio o di soldi, o per la presunzione di volere a tutti i costi costruire un modello matematico o statistico che descriva il fenomeno, capita altrettanto spesso che si costruisca una “teoria” cosiddetta scientifica che ha delle basi così fragili da avere ben poca utilità pratica (se non quella di un regalare al suo “scopritore” un articolo sul giornale o un finanziamento del ministero).
I tentativi di incanalare in definizioni ed etichette psichiatriche o psicoanalitiche i comportamenti umani così detti “devianti”, solo per fare un esempio, rappresentano una tale semplificazione della complessità esistenziale dell’essere umano che non hanno portato a sostanziali progressi nella conoscenza della nostra mente e non sono serviti a migliorare la nostra capacità di intervento sulla sofferenza psichica e sul disagio esistenziale. Vi siete mai chiesti per esempio quale sarebbe la prova scientifica dell’esistenza del complesso di Edipo?
Nessuno scienziato ben cosciente dei limiti del metodo scientifico e delle sue contraddizioni potrebbe assicurare che nell’ambito dell’analisi dei sistemi complessi “tutto è riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche”; se ci sono molte difficoltà a realizzare una simile ambiziosa impresa persino nell’ambito della “scienza esatta per eccellenza” (la fisica), ancora più inapplicabile è una simile idea agli ambiti ben più complessi della medicina, della biologia, o dello studio del comportamento. Purtroppo nella nostra società non solo molte persone credono che tutto sia riconducibile a modelli matematici e teorie scientifiche, ma persino molti scienziati ignoranti, o peggio disonesti, sbandierano un tale insulso dogma, un dogma che serve appositamente a inventare certezze inesistenti, “verità scientifiche” che non sono né vere né scientifiche. “Verità” fasulle che probabilmente fanno vendere qualche bel prodotto commerciale o che consentono a qualche presunto “luminare” di fare, dall’alto della sua cattedra, discorsi tanto altisonanti quanto vuoti e infarciti di pregiudizi.



3 commenti:
Caro Corrado, sono letteralmente saltato sulla sedia, quando hai citato quel libro e i lupi! Ancora non mi riesce a leggerlo, ma ho visto il film che ne è stato tratto nel 1983,
(Never Cry Wolf) : atipica produzione Disney, è una pellicola strepitosa, illuminante, girata in maniera magistrale. Sembra davvero di esserci e si respira quel misto di falsi miti e esperienze dirette che aprono gli occhi.
I lupi sono sterminati ancora oggi in tutto il mondo alla stregua della caccia alle streghe che faceva l'inquisizione nel medioevo. Da allora non si è mai smesso, anche oggi che sono “protetti”.
Ora si compie (ancora in molte parti del mondo) questa inutile strage con elicotteri e carabine di precisione con mire lasers e ottiche di alta qualità. Per difendere questo o quello (interesse), serve sempre un capro espiatorio da colpire, che va dipinto con sembianze mostruose (orribile è la rappresentazione che se ne fa nel film "300", di chi non capisce nulla di lupi, ma fa il gioco del sistema) per rendere non solo legittima la sua uccisione, ma anche auspicabile...per il bene comune (di chi poi?).
Anche chi se ne occupa con un certo impegno, di lupi e non solo, è stato tratto in inganno da studi fatti senza un vero criterio scientifico: le abitudini di questi splendidi animali sono state riportate in numerose pubblicazioni facendo fede a degli studi su campioni di lupi in cattività e/o in semi cattività (il cui comportamento è ben diverso da quelli in libertà e lontani dall'uomo). L'errore più grande fu quello di creare artificialmente dei branchi aggregando individui non cresciuti insieme e non facenti parte della stessa famiglia. In natura, (allo stato selvaggio sono stati filmati, da lontano e con potenti teleobiettivi, per non interferire), i lupi non si organizzano in branchi solo perché si ritrovano a condividere lo stesso territorio, ma il branco stesso nasce da due individui forti e capaci (alfa), maschio e femmina, che si riproducono. La loro progenie, curata amorevolmente, va, negli anni, ad ingrossare le fila del branco, che è quindi una vera e propria famiglia. Tutti partecipano al benessere del gruppo, (ma sono solo due, gli alfa, che si riproducono): la struttura è gerarchica e piramidale, ma i ruoli sono rigidi solo durante l'accoppiamento e la caccia e anche lì l'attenzione di tutti è per i cuccioli (che sono il futuro del branco). Non è vero quindi, come è maldestramente insegnato anche a chi ha un cane, che il capobranco è quello più forte che comanda su tutto e tutti con la violenza e la brutalità. Il capobranco (brutta parola che non rende giustizia, ma per capirsi...) è sempre il più capace e intelligente, flessibile in ogni situazione per il bene del gruppo ma deciso e fermo per la salvezza comune. Lui è quello che guida la caccia e che si serve per primo, ma per portare ai cuccioli i bocconi migliori che rigurgiterà loro predigeriti (e così faranno anche gli altri membri del branco, come dei bravi zii). Lui saprà anche giocare con i propri cuccioli fingendosi sottomesso, capace però di riprendere il comando al primo segno di pericolo.
Quando hanno passato alcuni anni in famiglia, alcuni di loro si allontanano per fondare nuovi nuclei. La vita all'interno del branco è regolata in maniera molto precisa, gerarchicamente, ma non dispoticamente (se il leader fosse un prevaricatore come lo dipingono, pronto a soffocare ogni disputa solo con la forza e la violenza, non durerebbe molto e il branco stesso non lo seguirebbe più e si sceglierebbe presto un nuovo capo più capace). Tutti sono vitali alla sopravvivenza del gruppo, che è determinata direttamente dalla disponibilità di cibo: il capobranco saprà sempre dove e come procurarselo e come guidare i suoi. Questo erroneamente è stato (ad arte) travisato nei secoli per far passare il lupo come un predone sterminatore, quando invece è un animale intelligente e versatile (capace di nutrirsi anche solo di topi in caso di bisogno) che è indicatore dello stato di benessere di un ecosistema che egli stesso preserva, non alterandone l’equilibrio: caccia per sfamarsi, non per sport.
Allora perché ha sempre dato fastidio all'uomo? Semplicemente perché l'uomo ha modificato l'ambiente a suo uso e consumo e in questo nuovo "eden" il lupo non era previsto: strade, centri abitati, terreni disboscati per farne pascoli o grandi colture estensive...
Si è calcolato che più del doppio dei cereali e della soia prodotti dall'uomo, non siano destinati all'alimentazione umana, ma a quella del bestiame da carne (la fame nel mondo in questo senso è una bufala più grande delle scie di condensa a 2000 m e delle armi di distruzione di massa in Iraq: c'è abbastanza di che sfamare, e bene, tutti gli abitanti di Gaia). Questo in termini di territorio che significa? Che tutto quel microcosmo di creature che vivevano nei boschi, nelle radure, non hanno più trovato casa e sono state costrette ad emigrare in spazi sempre più piccoli, "invadendo" molto spesso i domini dell'uomo. Ecco che allora l'animale, quando non direttamente sfruttabile dall'uomo, diventa un problema da sradicare con ogni mezzo possibile: la via del "progresso" (e del guadagno di pochi) non può essere interrotta o ostacolata. Problema, soluzione, risoluzione. Il lupo, purtroppo per lui, pesta i piedi ancora a troppa gente e, in un modo o nell'altro, lo si vuole eliminare dalla natura. Per farlo deve essere dipinto come un mostro assetato di sangue, pronto a dilaniare le carni di chiunque si trovi davanti a lui, a minacciare la tranquillità della brava gente, che “per fortuna” è protetta da bravi cacciatori che fanno “abbattimenti selettivi” guidati da insigni scienziati e ricercatori (solo per inutile crudeltà, altro che ricerca e controllo!). Un po’ come fanno i giapponesi con le balene e gli squali: ricerca scientifica… (sì per come arricchirsi vendendo le carni…). O come sta succedendo in questo periodo in Canada, dove il governo stesso paga il sussidio di disoccupazione annuo a quei pescatori “disoccupati” appunto, che parteciperanno alla strage delle foche: pochi giorni di “lavoro” a spaccare a bastonate crani di foche (soprattutto cuccioli) che sono scuoiate ancora vive, per vivere tranquilli per il resto dell’anno senza dover fare niente altro. Il governo ci guadagna coprendo il traffico internazionale delle pelli e dei derivati dall’uccisione delle foche (grasso e simili) e chi ci rimette sono soprattutto, oltre alle foche ovviamente, anche i piccoli pescatori che sono riscattabilissimi: o fanno quello che gli dice il governo o non mangiano…quindi, ancora una volta, si fomenta una “guerra dei poveri” dall’alto. Da un lato i pescatori e dall’altro chi cerca di documentare questa barbarie e che cerca di far sapere al mondo che in Canada la maggior parte della popolazione è contraria a questa strage.
Le analogie col mondo umano sono fin troppo evidenti: lo sfruttamento è la prima regola, che sia di animali propriamente detti o animali umani fa poca differenza, l’importante è non fermare la grande macchina che coinvolge tutto e tutti. Niente deve minarla, niente deve minacciare questo immane ingranaggio.
Si fa di tutto, allora, pur di distrarre, deviare l’attenzione da chi tira le fila e dai suoi veri obiettivi: finte ricerche, finte organizzazioni umanitarie, ecc… e “chi non è con il sistema è contro l'umanità” (questo passa), perciò è evidente che strumento del sistema è sempre più spesso la scienza con la s minuscola. Bisogna poter “dimostrare” che il sistema ha sempre ragione (ripetendo le stesse menzogne un numero infinito di volte, fino a farle elevare a verità assoluta e inattaccabile).
La religione come oppio dei popoli, ormai, è stata sostituita dalla "scienza che porta la verità" (io mi accontenterei di qualche sano dubbio per iniziare la vera ricerca…).
"E le masse ingenue crederanno alla menzogna, come hanno sempre fatto"
ciao,
mi sorge l'esigenza di puntualizzare quella frase; l'uomo è uomo, c'è chi crede, chi accetta, chi non crede e invece pensa di dover sentirsi in dovere non solo di accettare ma anche di osservare e propagandare le teorie "del potere", e credo che il problema è proprio li: per il potere, che credano, non basta. Il potere ha bisogno che credano ma che siano soggetti anche a diffondere e conservare anche certe teorie.
Allora vorrei sapere se questi cosiddetti scienziati sono in grado di quantificare e ricondurre a un modello matematico la coscienza umana, visto che ritengono che tutto sia riconducibile ad uno schema finito e matematico calcolabile...
Ciao Corrado ;)
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