lunedì 12 maggio 2008

DOCENTI COLLABORAZIONISTI

Vi riporto la discussione avvenuta con un mio collega, docente di storia e filosofia. Non importa quale sia la scuola, quale sia la città, non importa il nome, non importa quanto tempo fa sia successo, quello che importa è il fatto, ed il fatto vi assicuro non è isolato (altrimenti vivremmo in un mondo diverso). Non ricordo a memoria tutte le parole (non ho certo registrato il discorso) ma il senso della conversazione e delle varie frasi lo ricordo bene, ce l’ho impresso a fuoco nella memoria.

Io: “Non è vero che Kissinger e la CIA hanno elaborato ed organizzato il piano che ha permesso il colpo di stato fascista di Pinochet in Cile nel 1973?”
Professore di storia: “Beh, sì, insomma, si può dire …”
Io: “Come si può dire? Ci sono documenti ben precisi, documenti governativi, federali, è scritto nero su bianco su documenti cui è stato tolto il segreto di stato di recente”
Professore di storia: “Beh, sì, ci saranno quei documenti?”
Io: “Ci saranno, vuoi negarne l’esistenza?”
Professore di storia: “Ci sono, va bene, ci sono, e allora dove vuoi arrivare?”
Io: “Che se come professori sappiamo l’esistenza di questi documenti così importanti dovremmo parlarne agli alunni. Non ti sembra?”
Professore di storia: “No, non mi sembra.”
Io: “Come non ti sembra, qui non stiamo parlando di interpretazioni dei fatti, che possono essere soggettive, opinabili, qui parliamo dei fatti stessi, di fatti di cui la gente è tenuta all’oscuro, e che avrebbe il diritto da sapere.”
Professore di storia: “Non mi sembra sia il caso di dire certe cose, è un po’ troppo.”
Io: “Cosa è troppo, è troppo raccontare la verità?”
Professore di storia: “Non mi sembra il caso di fare affermazioni che non sono confermate da ciò che gli alunni trovano scritto nei loro libri di testo.”
Io: “Vuoi dire che non possiamo raccontare un fatto oggettivo e provato solo perché un libro di testo non ne parla? Cos’è, censura preventiva?”
Professore di storia: “Te lo dico ancora una volta, io non me la sento di fare certe affermazioni se non trovano riscontro sui testi che hanno in mano gli alunni.”

Commento

Probabilmente questa discussione si potrebbe commentare da sola, ma è il caso di fare rilevare che gli stessi docenti che (per mancanza di coraggio, per inerzia, per ignavia) tacciono su alcuni degli avvenimenti più cruciali della storia moderna sono quelli che poi organizzano conferenze per ricordare le vittime del nazi-fascismo, che dicono (a parole, vuote parole) che non bisogna dimenticare l’orrore dei regimi totalitari altrimenti si rischia che certe cose si verifichino di nuovo … che ipocrisia!

13 commenti:

freenfo ha detto...

Sono gli stessi che stringono mani al debole e poi votano per bombardarlo!

Ciao

albatross ha detto...

Sembra evidente che la vera cultura, la vera informazione possa essere solo quella clandestina, pur nel paradosso che esiste tra notizie ufficiali, documenti desecretati e menzogne pubbliche propinate in ogni dove. Secondo me il vero problema è che è stata diffusa (ad arte) la convinzione, ne avevamo già parlato, che tutto viene fatto nel nome del bene comune. Ci sarebbe, sempre secondo questa logica, un'anarchia dilagante e distruttiva della società se si diffondesse il libero pensiero e la libera espressione. Meglio se c'è qualcuno dall'alto che ci predigerisce tutto il sapere, tutte le informazioni che ritiene ci siano sufficienti. Uscire dai binari del seminato è sempre molto pericoloso, secondo questa logica...
Secondo la mia uscire dai binari ci riporterebbe ad una dimensione umana più accettabile... Farlo significa affrontare un processo solitario all'inizio, ma è proprio questa solitudine che ci fa apprezzare meglio gli altri per quello che sono invece che per quello che debbono mostrare per integrarsi. Questo significa affrontare una paura che è diventata la nostra nemesi: uscire dalla società e rischiare di divenire dei reietti e non sopravvivere a questo (complottismo, alienazione, paranoia... tutte etichette messe ad uso e consumo di chi non vuole che ci si svegli). E' una scelta (dura)che prima o poi siamo tutti chiamati a fare, per cui ci preparano a rispondere no: non conviene la libertà, si rischia troppo...
Quando hai citato la dittatura di Pinochet in Cile, mi è tornata subito alla mente la storia di Ernesto Rafael Guevara de la Serna, conosciuto dai più come il comandante "Che" Guevara, che, ancora ragazzo, girò il sud America sulla "Poderosa", una vecchia moto sgangherata, e conobbe il volto e la sofferenza delle persone oppresse, accanto a quello di chi le sfrutta...
Mi piace ricordarlo, non tanto per le sue battaglie politiche e per le azioni militari, ma come asmatico che si butta in mezzo a un fiume di notte per andare a festeggiare sull'altra riva il suo compleanno tra i lebbrosi, fregandosene di quello che potevano pensare gli altri...
Poi alte scelte che ha fatto in seguito possono essere meno condivisibili (lotta armata ad esempio), ma bisogna anche ricordarsi che la storia, fatta di menzogne e mezze verità, la scrivono sempre i vincitori, quelli che poi sono sempre l'altra faccia della medaglia di chi hanno combattuto.
Quello che resta alla fine dei conti sono sempre es olo le persone con le loro storie, con le loro esperienze. E' questa la Storia per me, non quella dei libri.
Una cosa che era comune a tute le culture del mondo era, nel corso della vita, partire per fare un viaggio...alla scoperta di sé stessi... Gli aborigeni australiani lo chiamano, nella traduzione storpiata dall'inglese, andare in "walkabout": una sorta di pellegrinaggio andandosene a zonzo senza meta (apparente): se tu parti in walkabout potresti stare via 10 minuti, settimane, mesi anni e forse non tornare nemmeno... Per cui saluti tutti con serenità e semplicità ma sapendo che potresti non rivederli e ti incammini...
Questo tipo di viaggio non è solo un vagabondare senza meta in realtà, ma è un percorso dentro noi stessi in cui avviene una vera iniziazione alla vita, alla sua comprensione, al confronto con il mondo, con gli altri.
Tutto questo la "cultura" moderna ce lo ha portato via e non esiste più nessun rito di iniziazione, solo vuoti simulacri di prove per essere integrati in un meccanismo produttivo...
Sarebbe il caso di continuare a tramandare questo tipo di tradizioni proprio come si faceva una volta: oralmente. Una parola da bocca ad orecchio scava molto di più e più in profondità che qualunque testo scritto ("verba volant, scripta manent" hanno esattamente il significato opposto a quello che si crede comunemente: le parole parlate hanno più forza e volano vive al contrario di quelle scritte che sono immobili e rimangono sempre uguali a sé stesse).
La tradizione diretta, il contatto umano diretto è proprio quello che vogliono toglierci perché è la nostra forza più grande: invece di chiederci e chiedere informazioni utili alla nostra vita direttamente a chi ha esperienza, ci affidiamo ormai in toto a quello che ci viene propinato come standard omologato e consentito. Tutto senza bisogno di scomodare il cervello a farsi troppe domande, senza bisogno di spostarsi per andare a verificare di persona...
La più antica cultura orale, quella degli aborigeni australiani, è sopravvissuta immutata per oltre 40000 anni per poi finire calpestata e distrutta dal mondo del profitto. La loro eredità è parte di un tesoro di cui restano solo pochi frammenti, che fanno tutti capo ad un sapere che un tempo era patrimonio di tutti gli esseri umani. Lo abbiamo scritto nel nostro dna e aspetta solo di essere risvegliato e vissuto. Questo è il nostro dovere verso noi stessi e le generazioni future: avere il coraggio di trasmettere la voglia di ricercare sé stessi, di fare quel viaggio...

Mauro ha detto...

Sul libro di testo di mio figlio c'è scritto che le piramidi erano solo delle tombe. Gli ho detto che non è così, tra qualche anno gli spiegherò il perchè.
mauro

Zret ha detto...

Nascondere la verità non è meno grave che divulgare menzogne. (Ammiano Marcellino)

flo ha detto...

Caro Corrado,
la professoressa di storia che avevo al liceo non era molto diversa, per lei il testo scolastico era il vangelo e lo seguiva alla lettera, non credo si sia mai sognata di discostarsene di una sola parola, anzi lo imparava quasi a memoria e lo ripeteva a pappagallo.
Posso solo dirti che nella mia vita ho incontrato solo due professori che stimo, una era la prof di italiano e latino, una vera anticonformista, una donna molto combattiva, l'altro sei tu. Mi dispiace di non essere stata una tua alunna.
Ciao :)

fdmpaul ha detto...

A questo mondo bisogna anche sopportare.
e parecchio!

serpentepiumato ha detto...

...però forse alcuni ne parlerebbero anche, ma hanno paura di doversela vedere col preside magari, hanno paura di essere licenziati perchè sono andati fuori dal cosidetto programma...La colpa più che dei professori credo sia del sistema scuola, un sistema non aperto a verità scomode.
In sintesi hanno PAURA.

serpentepiumato ha detto...

"rito di iniziazione"
Albatross è vero non esiste più...non si tratta infatti di un rito da setta ...ma più che altro quelle esperienze "particolari", di crescita interiore e di viaggio dentro di sè...che a volte avvengono anche tramite malattia, tramite il "vagabondare", ma semplicemente anche tramite l'uscita dal conformismo dell'apparire, la semplicità...ecc
Compreso il recupero della propria mente ("avvelenata" da questà società "moderna")

corrado ha detto...

Caro serpentepiumato, la paura del preside non può bastare come scusa, tacere certe verità di fronte ad un cumulo enorme di prove è in ogni caso complicità; non mi risulta che ci siano stati professori richiamati dal preside per avere detto che la CIA ha organizzato il golpe di Pinochet (anche se è vero per altro che pochissimi lo dicono).

Cara Flo, per fortuna ho incontrato altri professori in gamba (avendo lavorato in una decina di scuola prima o poi qualcuno doveva capitare), ma in tutto credo siano 5, come le dita di una mano, uno è Zret (non lo dimentichiamo), un altro è una mia vecchia amica che ho conosciuto prima che anche lei andasse ad insegnare.

Ricordo anche una mia professoressa di italiano e latino dei primi due anni del Liceo; raramente si permetteva di divagare dal programma delle sue materie, ma una volta che una lettura di Italiano toccò il tema della prima guerra mondiale sembrò esplodere, come se avesse tenuto a freno la sua rabbia per quel sistema di morte che è la guerra e ci disse con parole veementi che l'Italia andò a combattere eufficialmente per liberare delle terre sotto il dominio Austro-Ungarico, ma che buona parte di quelle terre erano state promesse all'Italia dallo stesso impero in cambio della sua neutralità.

MagicLakeComo ha detto...

del totalitarismo ed imperialismo americano si dimenticano sempre.. chissà perchè !

Attentialweb ha detto...

La storia viene filtrata, tutto viene filtrato, ma il tutto cosa è e chi filtra il tutto?
Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

corrado ha detto...

chi filtra sono gli agenti della piramide che con la sua struttura segreta ci governa e ci manipola, sono gli agenti delle sette segrete massoniche, della p2, degli illuminati (di cui Tremonti ammette pubblicamente l'esistenza).

A volte noi che riceviamo l'informazione (in maniera più o meno consapevole) facciamo pure da filtro, ma non certo obbedendo ai disegni di una cospirazione.

Attentialweb ha detto...

Certo è così, ma fino a che punto ci hanno condizionato dopo secoli di ipnosi collettiva? Si fa presto ad essere parte di un sistema corrotto, anche se non si è consapevoli. Secondo me bisogna essere sempre cauti in tutto, anche quando si è convinti di essere nel buono e nel giusto. Vedi donazione organi, tanto per fare un esempio.