Tempo di Agire

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venerdì 5 settembre 2008

L’impostura delle diagnosi psichiatriche: il DSM-4

Il DSM-4 (manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali) è una sorta di “Bibbia” della psichiatria, che cataloga, definisce e descrive tutte le “malattie mentali”, è uno strumento internazionalmente riconosciuto (dagli psichiatri s’intende) che dovrebbe aiutare a formulare diagnosi psichiatriche, in sostanza a riconoscere se una persona è “malata di mente” oppure no, e in caso affermativo di quale malattia soffre.

Il titolo già la dice lunga, che c’entra la statistica con una diagnosi? il riconoscimento di una malattia dipende da un calcolo delle probabilità? Sembra folle ma è proprio così e per provarlo cito testualmente dall’introduzione alle pag 8 e 9 (in tutta questa analisi mi riferisco all’edizione italiana del DSM4 a cura di V. Andreoli, G.B. Cassano e R. Rossi, 2000, casa editrice Masson): “non vi è nessuna presunzione che ogni categoria di disturbo mentale sia una entità totalmente distinta, con confini assoluti che la separano dagli altri disturbi mentali o dalla normalità (…) il clinico che utilizza il DSM-4 dovrebbe considerare che gli individui che condividono una diagnosi possono essere eterogenei anche riguardo alle caratteristiche che definiscono la diagnosi, e che i casi limite saranno difficili da diagnosticare se non in modo probabilistico.”
Insomma "diagnosi difficili" per "malattie" difficilmente caratterizzabili e dai contenuti sfumati. Molto scientifico sin dall'inizio. Ma forse si dovrebbe tradurre: il comportamento e il pensiero umano non sono inquadrabili in schemi e categorie, il cervello e la mente sono due entità di cui conosciamo pochissimo, ogni individuo fa storia a sé, il confine fra “normalità” e “follia” è ambiguo e indefinito, e quindi la psichiatria non ha alcun senso.

D’altronde il DSM-4 si auto presenta come suscettibile di interpretazioni elastiche: a pag 9 (Uso del giudizio clinico) si riferisce che una persona può ricevere una certa diagnosi anche se nel suo caso non sono rispettati tutti i criteri diagnostici, tutto è rimesso al “giudizio clinico” del medico. Eppure io sono pronto a scommettere che non esista una gastrite senza infiammazione della mucosa gastrica, o un’aritmia cardiaca con un elettrocardiogramma nella norma. Chissà perché in psichiatria le categorie diagnostiche possono essere interpretate a proprio piacimento: forse perché non hanno alcun senso?

Un’altra pesante ambiguità si intravede nella prefazione là dove si legge (pag. 8) che “non rappresentano disturbi mentali un comportamento deviante (es. politico, religioso, sessuale), né conflitti sorti principalmente tra l’individuo e la società, a meno che la devianza o il conflitto siano il sintomo di una disfunzione dell’individuo.”

E quest’ultima cosa chi la decide? Chi decide se certi comportamenti devianti (cioè differenti da quelli della maggior parte delle persone appartenenti alla stessa società) o certi conflitti con la società siano o meno il sintomo di una disfunzione dell’individuo? La risposta è semplice, chi decide è il singolo psichiatra quando emette una diagnosi, o un consesso di psichiatri quando vota a maggioranza se tale comportamento è da ritenersi “malato” oppure no. Dopo essere stata considerata a lungo una malattia mentale, adesso l’omosessualità è stata “espulsa” dalla lista delle malattie mentali internazionalmente riconosciute, e non certo perché è progredita la scienza, ma perché è cambiata la moralità; un esempio evidente che i criteri delle classificazioni psichiatriche riflettono i pregiudizi sociali del loro tempo.

Sta di fatto che nel DSM-4, a totale contraddizione di quanto espresso in nell’introduzione, i conflitti fra individuo e società sono classificati come “Comportamento antisociale”, una “malattia” che si presente nelle sue due accezioni di “Comportamento antisociale” del bambino e dell’adulto, come “Disturbo oppositivo provocatorio” e come “Disturbo della condotta”. Quest’ultima tremenda malattia, che potrebbe minare le basi della nostra adorabile società si rivela ad esempio dal fatto che il “le norme o le regole della società appropriate per l’età adulta vengono violate”. Ma chi decide quali siano le “norme appropriate per l’età adulta”? La legge? O forse la psichiatria? Vogliono farci forse credere gli scienziati che un giudizio di valore, un giudizio sulla convenienza e la moralità di una norma di comportamento sia un giudizio scientifico, oggettivo? E in base all’osservanza o meno di certe norme sociali si formula una “diagnosi medica”? Va da sé che durante il fascismo tutti i partigiani soffrivano di disturbo della condotta, in unione Sovietica ne soffrivano tutti i dissidenti. Ogni società definisce le sue “regole appropriate per l’età adulta” e, con sommo disappunto degli psichiatri, sono differenti le une dalle altre. Da che mondo è mondo le “regole appropriate” le scrive chi ha il potere, e le subisce chi non ne ha; ma ovviamente chi le scrive le condisce di tante belle parole e le fa apparire sempre più belle e necessarie. Chi non crede nelle regole e ritiene che siano state scritte per difendere privilegi piuttosto che per garantire diritti, finisce automaticamente per essere diagnosticato “malato”: anarchico quindi folle, antisovietico quindi folle, antiamericano quindi folle.

La conferma che la “malattia mentale” dipende dall’osservanza o meno di una norma accettata (a torto o a ragione) da una certa cultura, la si trova sempre nell’introduzione del DSM4, dove si ricorda che tale volume è stato compilato negli USA e che bisogna fare attenzione quando si esportano i suoi criteri in contesti culturali differenti (pag 10 e 11). Avete mai visto una colite che diventa polmonite a seconda del paese in cui ci si trova, oppure una tonsillite che diventa appendicite a seconda della cultura in cui è stato allevato il paziente? Probabilmente no, ma nel campo delle malattie mentali tutto questo è possibile: ci sono “malattie mentali” che cambiano aspetto a seconda della popolazione nella quale si manifestano. Capirete meglio adesso il suo significato di “manuale statistico” che misura (a dispetto di quanto esplicitamente affermato) condizioni di devianza dalla normalità.
Nessuno psichiatra considererà mai una “malattia mentale” l’uso della macchina per andare al lavoro, anche se è proprio tale uso folle che sta contribuendo ad avvelenare la vita nelle nostre metropoli occidentali. Né tanto meno troverete nel DSM4 riferimento all’ “abuso di televisione”. Il giudizio sociale sull’automobile e sulla televisione è positivo, e quindi l’abuso di tali mezzi, per quanto possa essere mostruosamente folle, viene giudicato psichiatricamente sano. Non troverete mai in tale manuale una diagnosi psichiatrica associata al consumismo, visto che in occidente lo pratichiamo tutti, all’abuso di tecnologie inutili o supeflue, visto ne facciamo abuso tutti; nonostante tali comportamenti scriteriati contribuiscano anche all’inquinamento del nostro pianeta, non verranno mai bollati come “devianti” o “patologici” perché sono condivisi dalla società, e perché garantiscono i profitti miliardari dei potenti dei nostri tempi.

Il DSM4 è predisposto per la cosiddetta valutazione multiassiale, cioè un’analisi del “disturbo psichiatrico” secondo 4 differenti aspetti (o assi) più un quinto asse che corrisponde alla “valutazione globale del funzionamento” (che misurerebbe la condizione generale legata genericamente allo “star bene” di una persona). Di questi 4 assi che servono a una corretta valutazione della diagnosi due (cioè la metà) presi da soli dovrebbero portare ben lontano dallo studio dello psichiatra: si tratta delle “condizioni mediche generali” e dei “problemi psicosociali ed ambientali” che servono a “cogliere la complessità delle situazioni cliniche, e per descrivere l’eterogenietà degli individui che presentano la stessa diagnosi” (pag 39). Quest’ultima frase dimostra come gli psichiatri facciano fatica a nascondere una scomoda realtà: sotto la stessa etichetta vengono raccolti casi umani così differenti fra di loro che la stessa diagnosi perde ogni valore. Per altro se sto male vado dal medico di famiglia, e se i miei i problemi sono causati dalle relazioni sociali e dall’ambiente che mi circonda le pillole sintetiche della psichiatria non possono avere nessun effetto migliorativo (le parole lo potrebbero, ma non è consuetudine della maggior parte degli psichiatri “perdere tempo” con le parole, e ripetere in continuazione ad un persona che è malata non l’aiuta granchè). Gli altri due assi sono l’asse dei “disturbi clinici” e quello dei “disturbi della personalità, ritardo mentale” (dove il ritardo mentale, come ammette lo stesso DSM4 a pag 58, è dovuto per circa il 50% a cause fisiologiche, come alcolismo della madre, parto difficile, etc., sulle quali nessuna pillola e nessun intervento psicologico può mai fare niente, si può invece predisporre una strategia educativa specifica, ma questo esula dal campo psichiatrico).

Riporto qui sotto due esempi di valutazione multiassiale che si trovano a pagina 47 del DSM4 (ometto l’asse di “valutazione globale del funzionamento”)

“Esempio 3

ASSE I: disturbo dell’umore dovuto a ipotiroidismo, con manifestazioni depressive
Asse II: nessuna diagnosi, caratteristiche istrioniche della personalità
ASSE III: ipotiroidismo – glaucoma ad angolo chiuso cronico
ASSE IV: nulla

Esempio 4
ASSE I: problema relazionale col partner
Asse II: nessuna diagnosi
ASSE III: nessun disturbo
ASSE IV: disoccupazione”

Dobbiamo dedurre che una persona che ha degli sbalzi d’umore legati al malfunzionamento della tiroide va classificata come “malata di mente”? Che tale aggettiva perdita di tempo può servire solo a motivare una prescrizione di psicofarmaci anche a chi ha bisogno di ben altro, (con grande soddisfazione delle aziende farmaceutiche)?

Dobbiamo dedurre che ogni volta che abbiamo un problema di relazione con la persona che abbiamo sposato o con cui abbiamo una relazione (specie se siamo disoccupati) dobbiamo essere diagnosticati “malati di mente” e correre in farmacia a prendere una qualche pillola (che poi una pillola ci aiuti a rimettere in sesto il nostro rapporto con la tale persona è ovviamente fuori discussione)?

Più avanti nel DSM4 viene considerato come malattia pure un “disturbo mentale” che tutti prima o poi nella vita siamo costretti ad affrontare specialmente nei periodi di stress: l’insonnia. Ovviamente considerare l’insonnia un “disturbo psichiatrico” serve a incentivare la vendita di una delle categorie di farmaci più diffusi al mondo: i sonniferi.

Il manuale DSM4 è ovviamente troppo vasto perché lo si possa commentare tutto (le cose dette finora fanno riferimento alla primissima parte del libro), per cui salto direttamente all’Appendice B alla fine del libro, dove si discutono 20 possibili nuove classificazioni di malattie (20 malattie di nuova invenzione?): di esse 5 sono sindromi indotte da neurolettici e una è indotta da altri farmaci, una conferma diretta da parte della stessa psichiatria ufficiale che troppo spesso sono le terapie farmacologiche a creare la cosiddetta malattia.



Tutto ciò comprova (per l'ennesima volta) che la psichiatria è una pseudo-scienza fasulla creata ad arte come strumento di controllo sociale, essa è un'arma in mano al potere per eliminare oppositori scomodi, è uno strumento per creare docili marionette telecomandate, è un mezzo per creare ed ingigantire il disagio a livello del singolo e della società (il 90% degli episodi di "follia omicida/suicida" ha come protagonisti persone drogate con psicofarmaci).

In ultimo (ma cosa non meno importante) la psichiatria è un ottimo strumento per diffondere tranquillanti e altre droghe di sintesi che rintontiscono la popolazione, ed impedire così che la gente si accorga delle manovre dei Grandi Criminali, della costruzione del Nuovo Ordine Mondiale totalitario e orwelliano.

Del resto la psichiatria serve anche a fare sì che l'uomo dimentichi i poteri della propria mente, la realtà delle esperienze extrasensoriali e della telepatia, bollando come "schizofrenico" chi riesce ad entrare in contatto con altre realtà e "sente le voci" nella sua testa. Dicendo questo non voglio ovviamente signficare che l'esperienza del sentire le voci sia sempre un'esperienza positiva, ma solo che non può essere liquidata come un'esperienza orginata solo da una presunta follia. Per secoli i santi e gli sciamani che hanno fatto uso consapevole dei poteri della mente e della coscienza, che hanno utilizzato il dono della profezia e che hanno dialogato con le voci che sentivano sono stati venerati come uomini eccezionali. Forse la saggezza degli antichi vale molto più dell'arrogante presunzione della pseudo-scienza moderna.

Ma tutto ciò sembra ricollegarsi alle menzogne del nuovo ordine mondiale: se l'uomo fosse cosciente dei propri poteri e sapesse come utilizzare l'intuito, la precognizione, la chiaroveggenza, saprebbe più facilmente smascherare l'inganno delle élite che lo dominano, deporre quella cricca di scellerati e costruire un paradiso in terra.

... e se quest'ultimo discorso vi sembra folle vi invito (prima di giudicare) a leggere gli articoli che ho assemblato su questo sito sulla nuova scienza. Al più presto inserirò degli ulteriori articoli con le prove scientifiche (statisticamente comprovate) della precognizione, chiaroveggenza, telepatia. Anche sul Sentire le voci spero di avere il tempo di scrivere un articolo, nel frattempo rimando al libro omonimo dell'amico Giuseppe Bucalo pubblicato per la casa editrice Sicilia punto L.

2 commenti:

Zret ha detto...

Sono dei gaglioffi, degli impostori.

Ciao

Zret

luciano ha detto...

la gente non si accorge che intorno a NOI ci sono dei libri che aprono nuove frontiere della "MEDICINA" cosidetta TRADIZIONALE , come vogliono farci credere le multinazionali nel mondo.
consiglio a TUTTI di leggere il libro MEDICINA SOTTOSOPRA edito da Amrita , o la NUOVA MEDICINA GERMANICA del dott. Hammer edito da amici di dirk (ed.macro editore)quest' ultimo costa 95 euro ma vi aprira' nuove frontiere della medicina . un saluto