sabato 28 febbraio 2009

Malformazioni neonatali e inquinamento

Come ho già esposto in particolare in un lungo articolo sull’avvelenamento intenzionale è impossibile pensare che l’inquinamento massiccio della biosfera terrestre, culminato nella recente irrorazione aerea, possa essere puramente casuale, frutto solo di una cultura del profitto e dell’egoismo più sfrenato. Nel seguente articolo si evidenzia come i militari USA (quegli stessi che hanno sulla coscienza l’uso in Vietnam del defoliante agent orange e del napalm incendiario, e che attualmente sono corresponsabili dell’operazione chemtrails) siano preoccupati per le malformazioni neonatali dei propri figli causate dall’inquinamento campano.

Chissà se si preoccuperanno mai dei bambini iracheni bruciati vivi dal fosforo bianco o nati con terribili deformità, chissà se capiranno mai che coloro che li mandano a combattere e morire in paesi lontani non hanno nessuno scrupolo a fare ammalare loro e i loro figli di terribili malattie (come la “sindrome del golfo”); chissà quanti di loro sanno che l’aviazione militare viene quotidianamente impiegata per diffondere nuove piaghe tra la popolazione civile.


Troppe malformazioni tra i neonati del personale militare USA di Napoli

articolo di Antonio Mazzeo

Nuovo allarme tra i militari USA di stanza in Campania. Sono stati resi noti i risultati di uno studio scientifico sul numero di bambini malforamati che sono nati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2005, la cui madre è militare o sposa di un militare operante nelle installazioni dell’US Navy di Napoli. Ogni 100 nati, 3,13 sarebbero i portatori di malformazioni. “Si tratta di una percentuale maggiore del valore medio di 2,35 malformati ogni 100 bambini nati che è stato registrato in altre basi estere della US Navy, ma più basso del tasso generale di 3,6 di tutte le installazioni della Marina, come evidenziato dalla ricerca condotta dal Naval Health Research Center di San Diego”, si legge nel rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp (specialista in medicina del lavoro e dell’ambiente presso il Comando della Marina Militare USA di Napoli), rivelato dal quotidiano delle forze armate statunitensi in Europa, Star and Stripes. Su 894 nascite registrate a Napoli, 28 sono stati casi di neonati con malformazioni; inoltre ci sono stati 35 parti prematuri. “In generale, queste analisi non suggeriscono una crescita statistica significativa nel tasso delle malformazioni di bambini i cui primi tre mesi di gestazione sono avvenuti nell’area di Napoli, in comparazione con i bambini la cui gestazione è avvenuta in altre aree estere della US Navy”, continua il rapporto. Tutto sotto controllo, allora? Neanche a parlarne, dato che l’estensore dello studio spiega che per “una maggiore tranquillità, una sorveglianza addizionale continuerà nella regione in modo di poter valutare ulteriormente l’effetto di specifiche esposizioni potenzialmente influenzate dalla situazione relativa ai rifiuti così come all’aria e all’acqua”.

Lo studio non è riuscito ad accertare quali siano state le possibili cause dell’insorgenza delle malformazioni, nonostante uno degli obiettivi della ricerca fosse proprio quello di comprendere se le malformazioni tra i bambini statunitensi nati in Campania fossero “significativamente differenti” da quelli nati da madri che vivevano in altre strutture straniere. Non è stata pure specificata la tipologia delle malformazioni.

Quello relativo ai neonati con malformazioni è uno dei tre studi epidemiologici che il Navy and Marine Corps Public Health Center ha eseguito tra il personale militare statunitense di stanza a Napoli. Nell’ottobre 2008, si è conclusa una ricerca durata 20 mesi per chiarire le cause della crescita del numero di persone affette d’asma e dell’aumento della gravità con cui si manifesta questa malattia. Gli esperti del Centro hanno preso sotto esame 581 pazienti asmatici che erano ricorsi alle cure dell’ospedale dell’US Navy tra l’1 ottobre 2006 e il 30 giugno 2008. “Questo studio non è stato in grado di identificare un trend significativo che potrebbe essere associato all’accresciuta esposizione al fumo derivante dalla pratica di bruciare i rifiuti”. Cresce il numero dei malati d’asma, dunque, ma le cause restano ignote. Come del resto quelle delle malformazioni neonatali.

Il terzo studio epidemiologico ha preso il via da pochi mesi e tenterà di determinare se ci sono differenze nel tasso d’insorgenza del cancro tra il personale dell’US Navy e i familiari che vivono a Napoli rispetto a quanto si registra in generale tra il personale militare statunitense.

“Per decenni – spiega Stars and Stripes – la regione Campania ha sperimentato numerose crisi ambientali causate dalla inadeguata raccolta della spazzatura, dal fatto che essa viene bruciata nelle strade e dalla presenza illegale di rifiuti pericolosi. Necessità sanitarie hanno suggerito la Marina a lanciare un anno fa un piano multimilionario per determinare se il vivere a Napoli determina un pericolo per la salute”. L’attenzione dell’US Navy per le reali condizioni ambientali di Napoli e comuni limitrofi è cresciuta pure a seguito dei “recenti studi condotti dal governo italiano che sembrano suggerire un aumento del rischio di cancro e delle malformazioni alla nascita tra i cittadini di quest’area”, come si legge in un successivo passaggio dello studio sui figli con malformazioni dei militari statunitensi in Campania.

“Diversi studi – aggiunge il report – eseguiti sia dal sistema sanitario italiano che dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità identificano questioni sanitarie più grandi, si chiamino cancro, malformazioni e difetti alla nascita in “clusters” della regione Campania, con una predominate concentrazione delle percentuali nelle province di Caserta e Napoli, dove la maggior parte del personale USA e NATO vive e lavora, e dove esistono siti dove vengono depositati senza controllo rifiuti tossici illegali”. Doveroso interrogarsi se gli inquietanti risultati delle ricerche delle strutture sanitarie nazionali e dell’OMS siano mai stati messi a disposizione delle autorità locali e quali interventi siano stati eventualmente adottati.

Di certo nulla è stato fatto in Campania dopo che l’autunno scorso il Comando US Navy ha reso i risultati ancora più sconcertanti delle analisi sulle risorse idriche distribuite nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare statunitense. Altissime concentrazioni di componenti organiche volatili sono state individuate nell’acqua di undici abitazioni del comune di Casal di Principe, mentre “quantità inferiori” di tetracloroetene (anche noto come tetracloroetilene o PCE), sono state rintracciate in abitazioni occupate dai militari USA ad Arzano, Marcianise e Villa Literno. In un campione prelevato, il laboratorio di analisi dell’US Navy ha pure individuato quantità allarmanti di diossina e finanche arsenico, pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida.

Il Comando navale statunitense ha prontamente disposto l’allontanamento del proprio personale dagli alloggi riforniti con acqua contaminata, decretando altresì la sospensione di tutti i nuovi contratti d’affitto nei comuni a rischio. Uomini, donne e bambini campani continuano invece a bere le acque “off limits” per i militari.

venerdì 27 febbraio 2009

Musica immortale - Islands

Ho resistito più di un anno senza dedicare uno spazio alla musica d'autore e all'arte in generale ...

Adesso vi regalo questo video con musica dei King Crimson e arte surrealistica del pittore polacco Jacek Yerka e vi segnalo questo link di un blog che si occupa di arte ma anche di denuncia delle scie chimiche.



A proposito, il pittore Jacek Yerka ha realizzato anche alcune opere con scie chimiche evidenti; siccome non conosco il polacco e non ho tempo di indagare spero solo sia un'opera di denuncia della tecnologia mortale che distrugge la natura (anche se il dubbio è più che lecito visto quello che fanno certi designer pubblicitari) ... giudicate voi guardando qui ma soprattutto qui.

Quanto alla musica dei King Crimson per ora la canto spesso alle mie creature per addormentarle; cantare è un mezzo per creare una forte comunicazione e la musica è un ponte magico che unisce le anime ... ribadisco il consiglio di riappropriarsi del canto e della musica.


Islands

(Musiche di R. Fripp, parole di P. Sinfield)

Earth, stream and tree encircled by sea
Waves sweep the sand from my island.
My sunsets fade.
Field and glade wait only for rain
Grain after grain love erodes my
High weathered walls which fend off the tide
Cradle the wind
to my island.

Gaunt granite climbs where gulls wheel and glide
Mournfully glide o'er my island.
My dawn bride's veil, damp and pale,
Dissolves in the sun.
Love's web is spun - cats prowl, mice run
Wreathe snatch-hand briars where owls know my eyes
Violet skies
Touch my island,
Touch me.

Beneath the wind turned wave
Infinite peace
Islands join hands
'Neathe heaven's sea.

Dark harbour quays like fingers of stone
Hungrily reach from my island.
Clutch sailor's words - pearls and gourds
Are strewn on my shore.
Equal in love, bound in circles.
Earth, stream and tree return to the sea
Waves sweep sand from my island,
from me.

giovedì 26 febbraio 2009

VaticaNATO

Università Cattolica di Milano con un cuore tutto per la NATO

articolo di Antonio Mazzeo

La NATO ha bombardato e assassinato nei Balcani. La NATO bombarda e assassina in Afghanistan. La NATO , forse, bombarderà in Pakistan o in Somalia. E assassinerà. Tutto ciò sembra proprio non preoccupare una delle più prestigiose università private italiane, la Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tanto cara agli ambienti del Vaticano e della Conferenza episcopale. Così, mentre il movimento internazionale no war si è dato appuntamento il prossimo 4 aprile a Strasburgo per chiedere lo scioglimento della North Atlantic Treaty Organization, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, l’ateneo meneghino si prepara ad ospitare un convegno internazionale per analizzare - ed ovviamente sostenere - l’odierno processo di riorganizzazione e di potenziamento degli strumenti militari della NATO.

“1949-2009: Sessant’anni di Alleanza Atlantica fra continuità e trasformazione” è il titolo dell’evento organizzato nei giorni 12 e 13 marzo 2009 nell’Aula Magna della Cattolica dal Dipartimento di Scienze politiche con l’adesione, tra gli altri, del Comitato Atlantico Italiano, del Centro Alti Studi per la Difesa , della Divisione Diplomazia Pubblica della NATO e del Comando Militare Esercito Lombardia.

Secondo quanto si legge nella brochure-invito, “il convegno, che si inquadra nel progetto di ricerca La NATO tra globalizzazione e perdita di centralità, finanziato sui fondi D.3.2 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si inserisce in una tradizione consolidata di studi sulla sicurezza internazionale condotti dal Dipartimento di Scienze politiche e di collaborazione con gli organismi della NATO”.

“Il convegno si apre con un’analisi storica sulle ragioni di lunga durata che giustificano la permanenza, l’evoluzione e la trasformazione dell’Alleanza Atlantica dopo la fine della Guerra Fredda”, spiegano gli organizzatori. “L’attualità e il futuro dell’Alleanza saranno esaminati considerando la solidità e l’importanza della NATO per Europa e Stati Uniti, le relazioni tra NATO ed UE, il problema della “NATO globale”, il rapporto con la Russia e l’allargamento ad altri Stati un tempo appartenenti all’URSS, la questione dei compiti, strettamente legata a quella della trasformazione delle forze militari, con riferimento anche alle missioni in corso ed alla possibile approvazione di un nuovo Concetto Strategico”.

Tra i temi di dibattito spiccano inoltre quello della relazione tra la “NATO e le armi nucleari”, e quello relativo alle operazioni “fuori aerea”, un tempo limite inviolabile del Trattato Nord Atlantico, oggi elemento cardine (o “primario”, secondo la Cattolica del Sacro Cuore) dell’organizzazione militare. Non mancherà nel corso del convegno una riflessione sul ruolo dell’Italia, “che, oggi come ieri, vede nell’Alleanza Atlantica il pilastro della sua politica estera e di difesa e svolge nella NATO un ruolo di primo piano”.

La lista dei relatori invitati dalla Cattolica di Milano è lunga e variegata. Il personaggio più atteso è certamente l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, odierno Presidente del NATO Military Committee, carica ricoperta nella storia dell’alleanza solo da un altro ufficiale italiano (Guido Venturoni). Di Paola, già comandante della portaeromobili “Giuseppe Garibaldi” e sino a qualche mese fa Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha pure ricoperto in passato il ruolo di Direttore Nazionale degli Armamenti e di Capo di gabinetto del ministro della Difesa (anni 1998-2001). Nel curriculum professionale dell’ammiraglio c’è pure un lungo incarico presso il Supreme Allied Command Atlantic (SACLANT), uno dei due comandi supremi della NATO, con sede a Norfolk, Virginia, a cui è attribuito tra l’altro il compito di “protezione della deterrenza nucleare marittima della NATO”. Al SACLANT, Giampaolo Di Paola ha lavorato nel settore della pianificazione a lungo termine della guerra sottomarina.

Al Convegno NATO della Cattolica parteciperanno poi altri rappresentanti di vertice delle forze armate italiane, come il generale Vincenzo Camporini, odierno Capo di Stato Maggiore della Difesa; l’ammiraglio Marcantonio Trevisani, già comandante in capo del Dipartimento militare marittimo dell’Adriatico e presidente del Centro Alti Studi per la Difesa ; il generale Camillo De Milato, comandante dell’Esercito in Lombardia; il colonnello Matteo Paesano, capo ufficio storico dello Stato Maggiore Difesa. Tra gli interventi programmati c’è poi quello dell’ammiraglio (ritirato) Ferdinando Sanfelice di Monteforte, già rappresentante presso i Comitati Militari della NATO e dell’Unione Europea, ex ufficiale di coordinamento tra l’ambasciata italiana a Washington e il Comando SACLANT, poi vice comandante del Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE), il Comando Supremo delle forze alleate in Europa, poi ancora Comandante delle e Forze Navali NATO per il Sud Europa ed oggi docente della Cattolica del Sacro Cuore. Altro (ex) militare – relatore, il generale Giuseppe Cucchi, già rappresentante italiano presso NATO, UEO e UE, ex direttore del Centro Militare di Studi Strategici, fino al 1999 consigliere militare del Presidente del Consiglio dei Ministri durante il primo governo Prodi e il primo governo D’Alema, dal novembre 2006 segretario generale del CESIS, poi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS). Cucchi ha ricoperto quest’ultimo incarico sino allo scorso anno ed è stato sostituito dall’ex capo della Polizia, Giovanni De Gennaro.

Chiude l’elenco degli invitati in grigioverde il generale Carlo Cabigiosu, ex Comandante del Centro operativo interforze di Roma, poi vicecomandante del Corpo d’armata di Reazione Rapida della NATO con sede in Germania (con tale incarico ha partecipato nel 1996 all’Operazione Joint Endeavour in Bosnia-Erzegovina), poi Capo di Stato Maggiore del Comando regionale delle Forze Alleate del Sud Europa ed infine comandante della Forza NATO in Kosovo (KFOR) dal 16 ottobre 2000 al 6 aprile 2001.

A riprova di come negli ultimi anni accanto alla privatizzazione del sistema universitario italiano si è pure assistito ad una “militarizzazione” di corsi e programmi di studio, il convegno sulla trasformazione della NATO prevede la partecipazione di cattedratici provenienti da importanti università italiane ed europee: i professori ordinari Massimo De Leonardis (Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali, Cattolica di Milano); Carla Meneguzzi Rostagni (Storia dell’organizzazione internazionale, Università di Padova); Francesco Perfetti (Storia contemporanea, LUISS “Guido Carli”); Federico Romero (Storia delle Americhe, Università di Firenze); Anton Giulio De Robertis (Storia dei trattati e politica internazionale, Università di Bari, nonché vicepresidente del Comitato Atlantico Italiano); Leopoldo Nuti (Storia delle relazioni internazionali, Università “Roma Tre”); Luc De Vos (Storia militare e relazioni internazionali, Katholieke Universiteit, Leuven); Antonio Marquina Barrio (Sicurezza e cooperazione internazionale, Universidad Complutense, Madrid); Laurent Cesari (Storia contemporanea, Université d’Artois, Arras).

Chiudono la lista dei partecipanti, due politici di centrodestra, l’on. Enrico La Loggia (Forza Italia), ex ministro per gli Affari regionali, oggi vice presidente del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati e presidente del Comitato Atlantico italiano; e il sen. Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo/Forza Italia), ex Presidente della Commissione Difesa del Senato, attualmente capo della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della NATO.
Enrico La Loggia (che è pure docente di Contabilità dello Stato nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo), è figlio di Giuseppe, ex presidente della Regione Sicilia e cognato del politico democristiano Attilio Ruffini, ministro della Difesa a fine anni ’70 quando la NATO avviò la proiezione dei dispositivi di guerra vero il cosiddetto “Fronte Sud” (nord Africa e Medio oriente) e maturarono i programmi di potenziamento della base USA di Sigonella e l’installazione dei missili nucleari Cruise a Comiso (Ragusa). De Gregorio, invece, è noto per aver sfiduciato nel gennaio 2008 l’esecutivo Prodi contribuendo alla fine della breve legislatura di centrosinistra, e per essere finito qualche mese più tardi nel registro degli indagati della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Le indagini dei magistrati sono ancora in corso.

A dovere di cronaca, quello del 12 e 13 marzo non è l’unico convegno internazionale pro-NATO promosso ed organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel maggio 2008, si è tenuta a Milano una due giorni di studi su “L’Italia, la NATO e le Peace Support Operations”, dedicata in buona parte alle missioni realizzate dal nostro paese in alcuni teatri di guerra (Libano, Somalia, Kosovo, Afghanistan, ecc.). Anche allora, buona parte delle relazioni fu affidata ai vertici vecchi e nuovi delle forze armate, “strumento centrale della politica estera italiana”, secondo i compiacenti organizzatori dell’evento.

“L’Università Cattolica contribuisce allo sviluppo degli studi, della ricerca scientifica e alla preparazione dei giovani e adempie a tali compiti attraverso una educazione informata ai principi del cristianesimo, secondo una concezione della scienza posta al servizio della persona umana e della convivenza civile, conformemente ai principi della dottrina cattolica e in coerenza con la natura universale del cattolicesimo e con le sue alte e specifiche esigenze di libertà”, recita l’articolo 1 dello Statuto dell’ateneo milanese i cui fondatori hanno giurato fedeltà alla Chiesa e ai suoi insegnamenti.

Il quinto dei dieci comandamenti divini impone di “non uccidere”. Encicliche bandiscono la guerra, le spese militari e l’utilizzo di strumenti di morte come l’arma nucleare. Profeti e santi hanno predicato la pace e la non violenza. Ma la storia della Chiesa è anche fatta di guerre “sante” e di crociate promosse da papi e cardinali. Il cuore della Cattolica batte certamente per queste ultime.

martedì 24 febbraio 2009

L'avvelenamento è intenzionale

Il progetto delle scie chimiche si collega ad una lunga serie di avvelenamenti intenzionali della popolazione civile.

Vi ricordate quando nel 1900 alla benzina fu aggiunto il piombo (elemento di cui ai tempi era ben nota l’elevata tossicità)? Bene, questa manovra si poté effettuare solo grazie all’avallo di tutti i governi occidentali: nessun ministero della salute di nessuna nazione si oppose a questa pratica criminale. Solo in tempi recenti si è deciso di fare marcia indietro, quando mezzo secolo di dati epidemiologici ha confermato con tragica evidenza ciò che si sapeva già: il piombo è altamente tossico e non lo si dovrebbe respirare. Alla fine la verità è venuta a galla, ma nel frattempo i polmoni di qualche miliardo di persone sono stati avvelenati col piombo (mentre adesso al posto del piombo troviamo il tossicissimo benzene, e quindi l'avvelenamento è assicurato e forse persino aumentato, vedi nota in fondo all'articolo).

Vi ricordate dei vaccini al mercurio? Anche il mercurio è un metallo la cui tossicità è assodata da tempo immemore (figuriamoci che nel 1800 negli USA si era vietato l'uso del mercurio per le otturazioni dentali, divieto "curiosamente" eliminato con grave danno di centinaia di migliaia di persone avvelenate con l'amalgama), eppure negli anni ‘40 del secolo scorso si inizia ad utilizzare un composto del mercurio come “conservante” dei vaccini (praticamente tutti i vaccini, compresi quelli somministrati obbligatoriamente ai neonati).

Da allora si iniziano a registrare sindromi autistiche che prima erano sconosciute e tutta una serie di altri disastrosi effetti collaterali dei vaccini: molti di essi sono imputabili al mercurio di cui è noto l’effetto tossico sul sistema neurologico (specie quando esso è in formazione come avviene per gli infanti) e sul sistema immunitario. Ancora una volta per più di mezzo secolo l’avvelenamento è andato avanti e si è posto un freno ad esso solo quando la mole di dati sugli effetti negativi dei vaccini al mercurio ha confermato con tragica evidenza quanto si sapeva già: il mercurio è un metallo pesante altamente tossico e non va somministrato (mai per nessuna ragione) ad un essere umano.

È importante notare che non c’era nessuna ragione per utilizzare il mercurio nei vaccini (adesso in molte nazioni tali vaccini sono al bando) così come non c’era nessuna ragione per usare il piombo nella benzina (adesso le macchine camminano tutte allegramente senza piombo), e quindi l’unica alternativa per comprendere l’assurdità di quanto è stato fatto dai nostri governanti è quella di ipotizzare (probabilmente con un forte senso di disagio psico-fisico) l’avvelenamento intenzionale della popolazione mondiale da parte delle istituzioni. Altrettanto importante è rimarcare che la tossicità di tali metalli fosse nota da tempo, e non fu scoperta decenni dopo il loro uso. Qualcuno infatti cercherà di rigettare queste notizie inventandosi una spiegazione meno crudele, ossia cercando di dire a se stesso che non si sospettava che il piombo fosse così velenoso quando lo si addizionò alla benzina. Invece sappiamo che nel 1930 si abolirono le tubature in piombo per evitare che l’acqua corrente ne fosse contaminata, a conferma che proprio in quegli anni si sapeva quanto fosse tossico per l’organismo tale metallo.
Per altro la storia insegna che per riuscire a convincere la popolazione statunitense (e poi di seguito quella mondiale) la General Motors. Dal libro di Stauber e Rampton Trust Us We’re Experts [Fidati, gli esperti siamo noi, Nuovi Mondi Media edizioni] traggo infatti le seguenti informazioni.

Nel 1922, la General Motors scoprì che aggiungendo piombo alla benzina le automobili sviluppavano più cavalli vapore. Quando c’era qualche faccenda riguardo alla salute, la GM pagava il Dipartimento delle Miniere per fare qualche “test” fasullo e pubblicare delle ricerche falsificate che “provavano” che l’inalazione di piombo non era dannosa. Qui entra in gioco Charles Kettering, il fondatore del Sloan-Kettering Memorial Institute per la ricerca medica, famoso in tutto il mondo, ma anche un dirigente della General Motors. Il Kettering institute pubblicò dei rapporti che dichiarano che il piombo esiste naturalmente nel corpo il quale possiede la capacità di eliminare bassi livelli di contaminazione da tale metallo pesante. Associandosi con la “Fondazione per l’Igiene industriale” e con il gigante delle Pubbliche Relazioni Hill & Knowlton, Sloane Kettering contrastò per anni tutte le ricerche “anti-piombo” (Stauber pag 92). Dopo 60 anni non fu più possibile nascondere la tossicità del piombo, e la benzina al piombo fu gradualmente eliminata verso la fine degli anni ‘80, ma durante quei 60 anni, si stima che solo negli Usa 30 milioni di tonnellate di piombo sotto forma di vapori furono riversate nell’aria dai gas di scarico dei veicoli a motore.

Ora chiedetevi voi: serviva a qualcosa addizionare la benzina col piombo? Sì, a dare un po’ di potenza in più. E per così poco hanno imbastito un’enorme e costosa campagna pubblicitaria corrompendo le persone e manipolando le coscienze? La General Motors (e le altre aziende costruttrici di automobili) avrebbero venduto realmente di meno se le loro vetture fossero state un poco meno potenti? Difficile crederlo (ma se proprio volete nascondere la verità ai vostri occhi siete liberissimi di farlo). Allora perchè hanno messo il piombo nella benzina? Pensate poi a quanti soldi hanno speso per la campagna di stampa volta a farci credere che il piombo fosse innocuo! Se il loro scopo fosse stato quello di vendere più auto avrebbero usato quei soldi per reclamizzare le automobili, oppure in alternativa (detraendo i costi delle spese per la pubblicità al piombo) avrebbero potuto scontare le auto e venderne di più. Eppure hanno investito soldi in una campagna pubblicitaria per offrire al mondo questo nuovo elemento di progresso: il piombo nell’aria! L’avvelenamento da piombo è stato intenzionale, e non è nemmeno terminato, dal momento che lo troviamo in altri prodotti di uso comune come alcuni cosmetici.
Sicuramente è uno shock psicologico essere messi di fronte a questi fatti soprattutto perché si inquadrano in una cornice poco rassicurante: i nostri governi, le nostre autorità, i nostri sistemi sanitari, le persone deputate a tutelare la nostra salute, hanno sempre complottato perché venissimo tenuti in uno stato di malattia, perché assorbissimo veleni.

Non vi sembra un complotto? Allora vi ricordo che tutti i medici sanno benissimo che il mercurio ed il piombo sono altamente tossici, sono dati ben noti da più di un secolo, tanto è vero che coi vaccini obbligatoriamente somministrati agli infanti si raggiunge un livello di intossicazione da mercurio che supera la dose minima raccomandata dalle stesse autorità sanitarie. Proprio così, il ministero della salute stabilisce un limite massimo di tollerabilità per il mercurio e poi impone a dei poveri bimbi di ricevere con una serie di vaccinazioni obbligatorie una dose maggiore di quel limite. Questa è la prova evidente che il sistema sanitario sa, mente, e avvelena. Ciò non toglie che molti medici abbiano taciuto più per ignoranza ed inconsapevolezza che per cattiveria; ma chi sta ai vertici, chi deve approvare un farmaco, chi è designato per valutare attentamente ogni possibile pericolosità di un farmaco, pensate davvero che non sappia quanto sia tossico il mercurio? Lo sanno, eccome se lo sanno.

Queste sono prove evidenti di una cospirazione globale, raffinata, capillare allo scopo di avvelenarci tutti (il che non vuol dire assolutamente ucciderci tutti, anche se la vita di qualcuno viene abbreviata): pensare a come debbano avere agito le élite che controllano questo nostro pianeta per indottrinare medici di buona volontà, intimorire quelli che sapevano, corrompere quelli che dovevano spiegare al popolo che era “tutto sotto controllo”, manipolare le notizie sui media, impedire che qualche indagine giornalistica indipendente facesse luce sulla questione.

Ma forse la storia dell’avvelenamento da piombo e da mercurio non vi ha ancora convinto, e magari pensate che questi orrori possono essere successi per qualche fortuita coincidenza.
Allora parliamo pure dell’alluminio, metallo di cui è ben nota la tossicità sin dal 1913, quando la rivista medica Lancet causò l’apertura di un inchiesta sull’argomento che portò a stabilire come l’alluminio posto a contatto col cibo sia nocivo per la salute. Nel 1931 fu confermato da una ricerca di S. Judd Lewis che in genere il sangue umano non conteneva alluminio a meno che il campione di sangue non fosse stato prelevato dopo un pasto cucinato in pentole di alluminio (The assimilation of Aluminium by the Human System, Biochemical Journal, Vol XXV, 1931), mentre nell’anno successivo il dottor Le Hunte-Cooper pubblicò il libro Il pericolo della contaminazione da alluminio del cibo, contenente ulteriori prove ottenute misurando la quantità di metallo rilasciata bollendo acqua o latte in pentole di alluminio (The danger of food contamination by aluminum, John Bale Sons and Danielson Ltd, Londra, 1932). Per maggiori informazioni sulla storia e sulla tossicità di questo metallo rimando al libro “Alluminio usi ed abusi” di Giuseppe Chia, Macro edizioni, Cesena 2003.

L’alluminio è sicuramente una delle cause dello sviluppo di malattie degenerative come il morbo di Parkinson ed il morbo di Alzheimer, ma può avere anche effetti pesanti anche sul sistema digestivo (ulcere e gastriti) ed in caso di alti livelli di intossicazione può persino causare l’arresto cardiaco; vedi al riguardo il libro del medico inglese H. Thomlinson dal titolo Utensili di alluminio e malattie (Aluminium utensils and diseases, L.N. Fowler & Co, LDT, 1958). Nonostante ciò l’alluminio è presente (per lo più sotto forma di AlOH, ovvero idrossido di alluminio) nei vaccini (in quantità maggiore rispetto a quella considerata tollerabile dalle stesse autorità sanitarie), nei rimedi contro la gastrite, nelle aspirine con effetto tampone (in quantità talora maggiori della dose massima giornaliera indicata dalle autorità sanitarie), nei deodoranti, nelle pentole, nei contenitori per cibi, nelle lattine per bevande (le bevande gassate risultano tali per l’aggiunta di un acido che agevola il rilascio di alluminio nel liquido), e persino nei composti che si addizionano di regola alle farine alimentari (ed al cacao) come conservanti (per evitare che l’umidità faccia raggrumare la farina). Insomma a meno che non ci nutriamo di cereali in chicchi, o che ci facciamo la farina in casa, o che ci affidiamo a qualche prodotto di cui sappiamo con certezza che esclude l’addizione di certi composti, il solo mangiare pasta, pane, biscotti, torte porta alla contaminazione da alluminio, con tutte le conseguenze che ne conseguono.

E parliamo del dolcificante sintetico aspartame, che durante la digestione viene scisso in una serie di composti dannosi per l’organismo fra i quali l’alcool metilico, dei fluoruri (che contaminano quasi tutta la popolazione tramite i “dentifrici al fluoro”), degli psicofarmaci (vere e proprie droghe legalizzate che vengono artificialmente diffuse dalle politiche “sanitarie” dei vari governi), del mercurio (presente nelle otturazioni dentali, nei vaccini, nei pesci più grossi, nelle lenti a contatto ed anche altrove), dello zucchero bianco (che è talmente raffinato da essere privo di sostanze nutrienti, la cui digestione priva l’organismo di vitamina C, che viene raffinato ricorrendo a processi che lasciano residui chimici, la cui assunzione favorisce gli sbalzi glicemici), dei test nucleari che hanno raddoppiato la radioattività beta, delle centrali nucleari che rilasciano radioattività nell’acqua di raffreddamento (in condizioni di normale funzionamento) ma che spesso subiscono strani e fin troppo frequenti incidenti senza che per questo i governi si decidano ad abbandonare questa fonte energetica altamente inquinante (e che può causare pericolose mutazioni genetiche) a favore di fonti pulite e rinnovabili. Da notare che l’esistenza di tali fonti energetiche è comprovata da tempo ma la loro applicazione è ostacolata dagli interessi fin troppo evidenti dei governanti legati alle multinazionali petrolifere, al punto che uno dei pionieri della fusione fredda, il dottor Gene Mallove è stato assassinato in circostanze inquietanti; tengo a precisare che l’efficacia della fusione fredda è stata comprovata di recente anche dall’esperimento del professor Arata in Giappone e dalle verifiche del premio Nobel per la fisica Brian Josephson.

Forse adesso capirete che la parola “coincidenza” non si adatta per niente alla realtà di questo continuo avvelenamento della popolazione da parte dei nostri governanti. Per non appesantire questo dossier rimando i volenterosi (e gli scettici ad oltranza) a visionare gli approfondimenti pubblicati sul sito. Se poi fate bene caso alle notizie che vengono riportate sui mass-media scoprite che dalla Cina (il nuovo colosso industriale mondiale) stanno arrivando in maniera massiccia su tutti i mercati (compreso quello interno, vedi latte tossico alla melamina) numerosi prodotti più o meno contraffatti e tossici ... sì lo so, sono solo coincidenze, è solo questione di business, infatti addizionare melamina al latte fa aumentare le vendite vero? Pensateci bene, secondo le notizie riportate dai mass media la melamina serve ad aumentare fittiziamente il contenuto proteico degli alimenti. Però qui non si tratta di una frode come un’altra, non è come scrivere sul cartoncino del cibo venduto 9% di proteine al posto del reale 6% di proteine. Qui si tratta di un frode che immette una sostanza plastica tossica e finanche mortale nel cibo. Adulterando un dato su una confezione si rischia di essere scoperti e di pagare una multa (o una revoca della licenza di fabbricazione), introducendo una sostanza plastica in un cibo si rischia (ricordatevi che siamo in Cina) la pena di morte: c’è qualcosa che non quadra. Se io avessi voluto truffare le autorità avrei piuttosto corrotto dei funzionari per potere scrivere una cifra falsa sulla confezione dei cibi piuttosto che rischiare la pena capitale. Il sospetto che ci sia un’unica regia mortale per tutte queste opere di avvelenamento è fin troppo forte, specie se pensiamo che le alternative agli inceneritori esistono da tempo; di recente in Israele è stato brevettato un macchinario che permette di risolvere il problema della spazzatura senza avvelenare i nostri polmoni, il governo italiano è a conoscenza della cosa ma continua a spingere per gli inceneritori.

Capisco, avete ancora delle resistenze psicologiche, non riuscite a credere che il mondo sia fatto davvero in questa orrenda maniera, ma non è colpa vostra, è colpa dell’indottrinamento scolastico. Se a scuola per esempio si raccontasse la verità sui bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki, tutti saprebbero che sono stati effettuati a guerra praticamente conclusa, quando i negoziati per la resa del Giappone erano già stati avviati, su città che non erano per altro obiettivi militari. Se si raccontasse la verità sul bombardamento di Dresda tutti saprebbero che una città senza industrie né installazioni militari è stata rasa al suolo con bombe incendiarie senza che ci fosse alcuno scopo militare (eccetto quello del massacro indiscriminato e della prova sul campo di un nuovo tipo di ordigno).
E che dire dell’uso delle munizioni all’uranio impoverito e del fosforo bianco sulle innocenti popolazioni civili dell’Iraq? Credete davvero che quell’orribile massacro serva per combattere il terrorismo? Non crediate che tutto quell’uranio radioattivo liberato nei Balcani ed in Medio Oriente se ne stia buono buono in quell’angolo di mondo senza prima o poi diffondersi altrove.

Dal già citato libro “Alluminio usi e abusi” di Giuseppe Chia cito queste righe illuminanti sul processo di avvelenamento del nostro cibo (che si trovano a pag 5 e 6 del testo): “Prendiamo solo come esempio il campo dell'alimentazione. Oggi sono permessi negli alimenti in vendita qualcosa come 1.400 additivi diversi (solo nel 1986 erano appena 85), ma il numero di sostanze estranee, inventate dall'uomo, che vengono a contatto con gli alimenti che troviamo in vendita è molto più alto e si va da una varietà incredibile di pesticidi a sostanze, dette coadiuvanti, che vengono usate nella fase di produzione e di cui sembra non resti traccia nel prodotto finale. Esistono poi sostanze che possono non essere dichiarate in etichetta in una nazione e che invece bisogna dichiarare in un'altra. E come si può dimenticare variopinte categorie come aromatizzanti, gelificanti, addensanti, esaltatori di sapidità, emulsionanti, correttori di acidità, amidi modificati, agenti di rivestimento, grassi idrogenati e...? Quel bel caffè caldo, quasi bollente, in quel bicchierino di plastica bianco per spezzare il ritmo del lavoro ci farà veramente bene? E nel dentifricio che usiamo ogni mattina cosa c'è dentro? II fluoro aggiunto ai dentifrici, che sembra il non plus ultra per la salute dei denti, è davvero insostituibile o invece a lungo andare ci fa male? E come possiamo essere così ingenui da bere quell’acqua cosiddetta minerale che viaggia in bottiglie di plastica per centinaia di chilometri al sole e al freddo prima di approdare sullo scaffale del nostro supermercato? C'è forse bisogno di svolgere ricerche per sapere che almeno una microscopica parte di quella plastica andrà a finire nel nostro organismo? Non basta il sapore dì quell’acqua a distoglierci dal suo uso, a pretendere almeno che il contenitore sia di vetro o che l'acqua dei nostri acquedotti, quella che ci arriva in casa, sia pienamente potabile e non piena di veleni?”

Per non parlare di tutti gli esperimenti di diffusione di veleni chimici ed agenti infettivi ammessi ufficialmente sia dal governo Statunitense che da quello Britannico, spesso per opera di irrorazioni aeree (ovvero con l'utilizzo di aerei cisterna). Potete prendere atto di tutti questi barbari precedenti di azioni di guerra chimico-biologica su milioni di inconsapevoli esseri umani leggendo i documenti in appendice al dossier sulle scie chimiche.

Nota sul piombo a cura dell'amico Paso: la campagna per la rimozione del piombo dalla benzina ha alla fine portato a due conseguenze sgradite di cui una certamente peggiore del male originario ... mi riferisco all'adozione del benzene, un idrocarburo aromatico (che quindi costa ancor meno dei precedenti additivi alle Compagnie petrolifere perché lo estraggono dal greggio invece di acquistarlo altrove) dotato di una tossicità di molto superiore a quella del piombo, accertata cancerogenità e soprattutto di una subdola estrema volatilità che gli permette di separarsi dalla benzina e diffondersi nell'aria con gran facilità lungo tutta la catena distributiva.

Il ... fumo davanti agli occhi, è il caso di dirlo, è affermare che il benzene sia reso innocuo dal processo di catalizzazione ma a parte il fatto che una bella quota di tale elemento si disperde in aria senza neanche arrivare in camera di combustione, c'è da dire che un catalizzatore non funziona affatto fino a che la sua massa catalizzante non raggiunge la temperatura di 700°C, cosa che richiede circa una ventina di minuti dal momento in cui si mette in moto il motore.

Ciò vuol dire che utilizzando l'auto sempre e solo lungo tratte casa-ufficio che richiedono meno di 20' di marcia, il processo di catalisi non avviene MAI!!!

Inoltre, è risaputo che i catalizzatori perdono la loro efficacia dopo circa 20.000km o poco più (andrebbero sostituiti ma chi lo fa?) e smettono di funzionare ove contaminati da sostanze quali del semplice vapore d'olio, che non difficilmente un motore - anche in salute - puo' emettere dallo scarico!

Le due conseguenze dannose sono allora un rinnovo forzato del mercato con millantati presupposti ecologici e soprattutto l'utilizzo di una sostanza estremamente tossica e mortale ritenuta da recenti studi anche quale causa principale dell'AIDS, assieme ad alcune altre famiglie di solventi, essendo tra l'altro capace di inibire del tutto l'azione dei linfociti T.

Ostinandosi a produrre motori ad accensione comandata alimentati da idrocarburi, è necessario migliorare lo scarso potere antidetonante della benzina se non altro per motivi d'immagine: che figura ci farebbero i produttori di motori se il rendimento termico di questi ultimi, utilizzando benzina non additivata, precipitasse ai livelli degli albori della motorizzazione?

Perché in effetti l'unico problema ad utilizzare benzina non additivata di antidetonanti sarebbe questo: un minor rendimento, cosa che porterebbe ad incrementare i consumi in ragione dell'obbligatorio decremento del Rapporto di Compressione!

Recuperare potenza non rappresenterebbe invece un problema perché per farlo è sufficiente aumentare la cilindrata.


Segnalazioni 02 09

1) Berlusconi ironizza squallidamente sui desaparecidos argentini uccisi dai militari che li gettavano giù (senza paracadute ovviamente) dagli "aerei della morte" (è una triste litania questa degli aerei che uccidono bombardando, sganciando napalm, disseminando agenti biologici e chimici)

Come trovo scritto sul sito aprileonline che invita a sottoscrivere un appello di denuncia:

la battuta : "erano belle giornate, li facevano scendere dagli aerei..." suona come un insulto alla memoria delle vittime dei voli della morte, l'infame pratica dei militari argentini che gettavano nelle acque del Rio della Plata dagli aerei in volo gli oppositori politici al loro regime ancora vivi e addormentati.


2) Un quotidiano britannico di grande tiratura come il Telegraph sta pubblicando a puntate sul suo sito una storia "fantastica" che inizia con un attentato terroristico nucleare a londra ed in 6 città americane. Subito dopo arriva la reazione sotto forma di guerra agli “stati canaglia”, e poi la fusione di USA Canada e Messico nella Unione del Nord America, la sospensione delle libertà civili, l'impianto di microchip alla popolazione, il controllo dell’informazione. In tale fumetto si ipotizza chiaramente che tali attentati possano essere stati orditi dai governi allo scopo di giustificare queste reazioni (come nel caso dell'11 settembre) ed instaurare un nuovo ordine mondiale. Vi consiglio di guardare l'articolo ed il video con la traduzione delle prime 5 puntate sul sito informazione scorretta. Nel frattempo arrivano notizie per niente rassicuranti dagli USA: mentre vengono stanziati 6 milioni di dollari in equipaggiamenti anti sommossa per nello stato dell'Idaho si vedono soldati armati di tutto punto pattugliare le strade, forse si sta cercando di abituare la popolazione alla presenza di pattuglie militari come la si è abituata alla inquietante presenza di aerei che volano a bassa quota, elicotteri e scie chimiche?


3) Molti di voi avranno osservato il cielo negli ultimi 15 giorni, dalle pesanti irrorazioni che hanno cancellato il cielo azzurro i giorni 11 e 12 febbraio alla pausa di san valentino, quando gli aerei (quasi tutti con con scia annessa) sono passati da 100 al giorno a zero (e quando dico zero intendo nessun aereo nè con scia nè senza). Dato che non c'era nessuno sciopero delle compagnie aeree si è visto ancora una volta che basta sapere contare fino a cento per dimostrare l'esistenza delle scie chimiche; non serve nessuna laurea, nessuno studio di ingegneria, ma solo l'elementare capacità del conteggio unita ad un minimo di logica: quegli aerei che di colpo non volano più non possono essere dediti al trasporto di uomini e merci (che non si è interrotto non essendoci nessuno sciopero), ma aerei legati ad un'operazione militare (che vorrebbe essere clandestina). Questo è un video di Michele (pubblicato sul suo ottimo canale video) che documenta lo stato del cielo su Brescia il giorno 11 febbraio.



Vi lascio anche il link delle foto scattate da Michele a Brescia e quello del video del caro amico Straker del cielo sopra San Remo pochi giorni fa: guardate qui.

lunedì 23 febbraio 2009

Scanate e Grillflame: la CIA e le prove della visione a distanza

Ripropongo qui un articolo dall'interessante sito edicolaweb sugli esperimenti della CIA riguardo alla visione a distanza. Ovviamente se pensiamo che la CIA ha realizzato tutto ciò restano ben pochi dubbi sul fatto che la visione a distanza e la precognizione siano delle realtà più che tangibili (con buona pace di organizzazioni quali il CICAP).

Se parlo di precognizione è perchè, anche se non viene precisato nel seguente articolo, fra gli esperimenti realizzati all'interno di questi progetti dei servizi segreti ve ne furono alcuni in cui il paragnosta doveva fornire indizi sul luogo in cui un altro soggetto della sperimentazione si sarebbe trovato nel futuro. Una precisa descrizione di questi ultimi esperimenti la potete trovare nel libro di Lynne Mc Taggart Il campo di punto zero.



[Durante il periodo della guerra fredda fra USA e URSS] fu con malcelato disappunto che gli 007 americani vennero a conoscenza di alcuni progetti sperimentali tentati dai Russi in quei giorni.

Al di là della cortina di ferro, infatti, vuoi per la minore efficienza tecnologica rispetto agli USA, vuoi per un background culturale più esoterico, venivano impiegate con successo tecniche di spionaggio telepatico.

E i responsabili del Departement of Defence decisero di non restare a guardare.

Ingo Swann e il "Project Grillflame"

Nei primi anni '70 lo scienziato ed artista Ingo Swann divenne piuttosto noto come Esper (cioè persona dotata di ESP, Extra-Sensorial Perceptions, percezioni extra sensoriali). Aveva compiuto alcune prove sperimentali sui propri poteri di visione a distanza con l'ASPR (American Society for Psychical Research) di New York, in collaborazione con il dr. Karlis Osis e la sua assistente Janet Mitchell. I risultati, più che soddisfacenti, convinsero poco più tardi Hal Puthoff, fisico dello Stanford Research Institute (che in passato aveva lavorato prima per l'Intelligence della Marina e poi per la National Security Agency) a sottoporre personalmente Swann ad alcuni test.

Puthoff non credeva granché ai poteri psichici, ma desiderava verificare alcune sue teorie sulla fisica quantistica, che si basa sulla probabilità. Durante i test, nel 1972, Swann lavorò unicamente sulla scorta di alcune coordinate: Puthoff, cifrando un immenso atlante, gli forniva longitudine e latitudine del pianeta, e solo concentrandosi su questi dati l'Esper riusciva a fornire una descrizione dettagliata del luogo che vedeva. Swann definì questo tipo di operazione "Remote Viewing", ossia visione a distanza.

Ebbene, Swann percepiva e descriveva correttamente le località una dopo l'altra, includendo particolari che solo l'acquisto di un atlante più dettagliato avrebbe rivelato esatti al 100%. Poco tempo dopo Puthoff venne avvicinato da due agenti della CIA che conoscevano i suoi trascorsi di Intelligence e lo consideravano elemento fidato. Gli confidarono che i Russi erano molto più avanti di loro in questo campo, e gli chiesero di organizzare qualche test da sottoporre a Swann a porte chiuse.

L'esperimento andò bene, e venne dato il via al progetto pilota governativo SCANATE (SCANning by coordinATE, rilevamenti tramite coordinate) che continuò fino al 1976, quando il programma "psichico" venne rilevato dall'Intelligence dell'US Army e dal Security Command (INSCOM).

Oltre una dozzina di ufficiali dell'Intelligence militare vennero addestrati a sfruttare i protocolli di Remote Viewing sviluppati a Stanford , e nel 1976 andarono a formare il distaccamento "G", conosciuto anche come progetto Grillflame, situato a Fort Meade, nel Maryland. Negli anni il "progetto" ricevette anche altri nomi, come Center Lane, Sun Streak e Stargate. Questa unità PSI (cioè dotata di poteri psichici) era una creazione del General Maggiore Ed Thompson, all'epoca capo assistente dello staff di Intelligence del Governo.



Le parti successive di questo articolo sono forse un po' troppo fantascientifiche, o quanto meno si basano un po' troppo sui "sembra" e sui "si dice", ma per chi fosse interessato le segnalo qui sotto:

domenica 22 febbraio 2009

I cellulari stanno sterminando le nostre api?




Traduzione dell’articolo del giornale inglese “The independent” dal titolo "Are mobile phones wiping out our bees?"



I cellulari stanno sterminando le nostre api?

Gli scienziati attribuiscono alle radiazioni da telefonia cellulare la causa della misterioso fenomeno del “collasso delle colonie” delle api

Di Geoffrey Lean and Harriet ShawcrossDomenica, 15 Aprile 2007

Articoli collegati [in inglese]

La grande domanda: Perchè le api stanno sparendo, e cosa possiamo fare per salvarle?

Un amaro raccolto: le riserve di miele sono scarse a causa di un’estate inconsuetamente troppo piovosa

Sembra la trama di un film dell’orrore particolarmente inverosimile. Ma alcuni scienziati suggeriscono che il nostro amore per i cellulari potrebbe causare grossi problemi di approvvigionamento alimentare, dal momento che i raccolti sono a rischio.

Tali scienziati ipotizzano che le radiazioni dei cellulari e di altri dispositivi ad alta tecnologia sia la causa di uno dei misteri più bizzarri mai osservati nel mondo naturale – l’improvvisa scomparsa delle api che impollinano i cereali. La scorsa settimana, alcuni apicoltori affermarono che il fenomeno – che è iniziato in USA, e quindi si è diffuso nell’Europa continentale – stava iniziando a colpire anche la Gran Bretagna.

Secondo tale teoria le radiazioni da cellulari interferiscono col sistema di navigazione delle api, impedendo agli insetti di trovare la strada per ritornare al proprio alveare. Per quanto possa sembrare improbabile, adesso abbiamo delle prove a supporto [della teoria].

Il Disordine da Collasso della Colonia Colony Collapse Disorder (CCD) è ciò che si verifica quando gli abitanti di un alveare scompaiono all’improvviso, lasciando solo la regina, le uova e poche operaie immature, come se [gli alveari] fossero altrettante Mary Celeste [una nave canadese che fu ritrovata inspiegabilmente senza equipaggio]. Le api scomparse non vengono mai trovate, ma si pensa che muoiano lontano dalla loro casa. I parassiti, gli animali selvatici e le altre api che normalmente saccheggiano miele e polline lasciati da un colonia morente, rifiutano persino di avvicinarsi agli alveari abbandonati.

Il primo allarme è stato dato lo scorso autunno, ma adesso sono coinvolti metà degli stati della confederazione americana. La costa occidentale si pensa che abbia perso il 60% degli insetti curati dagli apicoltori, la costa orientale il 70%.

Il CCD si è quindi diffuso in Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. La scorsa settimana John Chapple, uno dei più grandi apicoltori londinesi ha annunciato che 23 dei suoi 40 alveari erano stati improvvisamente abbandonati. Altri apicoltori hanno registrato perdite di api in Scozia, Galles ed Inghilterra nord-occidentale, ma il Ministero dell’ambiente ha insistito: "Non c’è nessuna evidenza di comparsa del CCD nel Regno Unito."

Le implicazioni di tale diffusione sono allarmanti. La maggior parte dei cereali mondiali dipende dall’impollinazione delle api. Albert Einstein una volta disse che se le api dovessero scomparire, "l’uomo avrebbe ancora solo 5 anni di vita”.

Nessuno sa perchè sta avvenendo. Sono state proposte teorie che puntano il dito su acari, pesticidi, riscaldamento globale, e cereali transgenici, ma sono tutte teorie che presentano dei difetti [nello spiegare il fenomeno].

Ricerche in Germania hanno mostrato da tempo che il comportamento della api cambia in vicinanza delle linee ad alta tensione.

Ora uno studio all’Università di Landau University ha mostrato che le api rifiutano di ritornare al proprio alveare quando dei cellulari sono posti nelle vicinanze. Il dottor Jochen Kuhn, che ha condotto l’esperimento, ha detto che questo potrebbe suggerire una possibile causa [per spiegare il CCD].

Il dottor George Carlo, che ha condotto negli anni ’90 un ampio studio sui pericoli causati dalla telefonia mobile per il governo USA e per l’industria dei cellulari, ha detto: "Sono convinto che tale possibilità sia reale”

La causa contro il cellulare

Le evidenze che i cellulari possano essere pericolosi per gli esseri umani sta aumentando. Ma la prova definitiva non c’è ancora, soprattutto perchè molti dei pericoli più grossi, come il cancro, si manifestano dopo decine di anni.

La maggior parte delle ricerche sulla relazione tra cancro e cellulari non hanno portato a nessuna conclusione. Ma uno studio ufficiale finlandese ha provato che le persone che usano il cellulare da più di 10 anni hanno il 40% di probabilità in più di sviluppare tumori al cervello sul lato dove tengono appoggiato il cellulare.

Ugualmente allarmante, una ricerca svedese di alto valore ha rilevato che le radiazione da cellulari uccidono le cellule cerebrali, suggerendo che i teenager del giorno d’oggi potrebbero manifestare comportamenti senili quando sono ancora nel fiore degli anni.

Studi in India e negli USA hanno suggerito la possibilità che gli uomini che usano cellulari producano meno spermatozoi. E, più prosaicamente, i dottori hanno identificato la condizione di “pollice da sms”, una forma di “patologia da sforzo ripetuto” [RSI, ovvero repetitive strain injury] causata dal continuo scrivere sms.

Il professor Sir William Stewart, che ha guidato due inchieste ufficiali sull’argomento, ha avvertito che i bambini sotto gli otto anni non dovrebbero usare i cellulari ed ha fatto una serie di raccomandazioni per la sicurezza, largamente ignorate dai ministri.



Addendum:

1) Che dire di queste simpatiche contraddizioni di un giornalista che prima asserisce

"Le evidenze che i cellulari possano essere pericolosi per gli esseri umani sta aumentando. Ma la prova definitiva non c’è ancora"

e subito dopo

"Uno studio ufficiale finlandese ha provato che le persone che usano il cellulare da più di 10 anni hanno il 40% di probabilità in più di sviluppare tumori al cervello sul lato dove tengono appoggiato il cellulare"

... forse ci troviamo nella stessa situazione descritta in questo altro mio articolo?

2) Disse Albert Einstein: “Se le api scomparissero dalla superficie della terra allora all’uomo resterebbero solo cinque anni di vita. Niente api, niente più impollinazioni, niente più piante, niente più animali, niente più uomini”

3) Traggo da un articolo del sito mieli d'italia che riporta una notizia della CBS

(18 marzo 2008) Anche questa primavera i fiori negli Stati Uniti saranno visitati da ben pochi ronzanti ospiti, portatori di polline e di vita. I primi rapporti che provengono dagli allevamenti apistici americani sono negativi: stesse mortalità in un areale un po’ più ampio.

4) Non credo che cellulari da soli, nè i pesticidi da soli possano essere la sola causa della morìa delle api, dal momento che la presenza sempre più inquietante delle scie chimiche va sicuramente aggiunta ai due fattori precedentemente citati. Cito le parole di Franco Bovone, presidente della commissione naturalistica del parco Regionale Capanne di Marcarolo (Alessandria): “nel parco naturale [le api] continuano a morire, sebbene non si usino i pesticidi (neonicotinoidi) indicati come causa e non vi sia attività antropica inquinante”.

Come scrive l'amico Straker sul suo blog

I cellulari sono solo una parte del problema: infatti i telefoni cellulari erano diffusi in Europa ancor più che negli Stati Uniti (soprattutto in Italia la concentrazione è maggiore che nel resto del mondo). Invece abbiamo assistito ad una progressiva scomparsa delle api nei paesi irrorati dalle chemtrails ed irraggiati da H.A.A.R.P. e da altri apparati di antenne. Infatti le api hanno cominciato a scomparire dagli alveari a partire dal 2003, in Italia, nell'estate del grande caldo, in concomitanza con l'accordo Italia - U.S.A. per le sperimentazioni climatiche e quindi con la climax delle attività aeree clandestine sul nostro territorio. Lo stesso fenomeno si è riscontrato progressivamente, con una tempistica impressionante, negli altri paesi che hanno via via conosciuto le scie chimiche, mentre, pur essendo la telefonia mobile diffusa in altri stati, laddove non sono diffuse le chemtrails, le api sono ancora nei loro alveari. E' anche assodato che le antenne di telefonia mobile e gli hot-spot wireless hanno funzioni nascoste complementari alle emissioni e.m.f. ed e.l.f., nell'ambito del piano di controllo mentale governativo, dunque la correlazione tra la telefonia mobile e la moria di questi insetti va ridimensionata. Agli scienziati manca la tessera principale e, sino a quando continueranno ad ignorare il fenomeno chemtrails/H.A.A.R.P., non giungeranno ad una reale ed esauriente comprensione del problema.

***

Secondo alcune ricerche compiute in particolare dal professor Cumminis dell'università dell'Ontario, per trovare le cause di questo "colony collapse disorder", (sindrome da collasso delle colonie di api), "esistono evidenti indizi che suggeriscono che dei funghi parassiti incorporati nei pesticidi chimici per eliminare i grilli, la piralide del mais (Ostrinia nubilalis) e dei pesticidi del gruppo dei neonicotinoidi interagiscono in sinergia provocando la distruzione delle api", vittime dell'aumentata efficacia delle nuove generazioni di pesticidi chimici.

L'entomologo cita, in particolare, la pratica sempre più frequente che consiste nell'avvolgere industrialmente le sementi con pesticidi, per evitare di doverli polverizzare sulle piante in pieno campo. Questi pesticidi penetrano in tutta la pianta, dalle radici al polline che le api riportano nei favi.

E' così che i pesticidi, a base d'imadaclopride e distribuiti dalla Bayer in Europa sotto varie denominazioni, Gaucho, Merit, Admire, Confidore, Hachikusan, Premise, Advantage etc., molto controversi sia in Francia sia negli Stati Uniti, eppure autorizzati dall'Unione Europea, attaccano il sistema immunitario delle api, che diventano vulnerabili a questi funghi parassiti di grilli e piralidi.

Ciò è confermato dalla scoperta di una mezza dozzina di virus, microbi e di questi funghi su alcune api sopravvissute. Questo è anche il motivo dell'assenza di insetti "squatter" nelle arnie abbandonate: non sopravvivono.

Il professore Cummins aggiunge che questa micidiale associazione tra funghi parassiti volontariamente sparsi sulle coltivazioni, e i "biopesticidi" prodotti dalle piante modificate geneticamente hanno lo stesso effetto.

Ha illustrato in modo sperimentale che le larve di piralide del mais infettate dal fungo Nosema pyrausta, sono 45 volte più sensibili alle infezioni che le larve sane. Questo provocherebbe il collasso del sistema immunitario delle api.

"Le autorità fitosanitarie incaricate della regolamentazione hanno trattato il declino delle api con un approccio ristretto e limitato, ignorando l'evidenza, secondo la quale i pesticidi agiscono in sinergia con altri elementi devastatori" afferma.

Dunque le concomitanti cause del decremento delle api possono essere le seguenti: pesticidi, virus e batteri diffusi con le chemtrails, elementi chimici nocivi contenuti nelle scie chimiche, campi elettromagnetici che disorientano gli imenotteri e danneggiano la loro capacità di ipercomunicare.


venerdì 20 febbraio 2009

Autoguarigione: il potere delle credenze

Traggo questo ottimo articolo dal blog coscienza evoluta (link originale); per ulteriori approfondimenti sulla questione consiglio la lettura dell'ottimo libro La biologia delle credenze di Bruce Lipton.

Come filtri posti su un obiettivo fotografico, le credenze possono cambiare la nostra visione delle cose e pertanto il modo in cui percepiamo la vita. L'attuale comunità scientifica ha raramente preso in considerazione l'effetto delle credenze sulla biologia umana, benchè tutti gli studenti di medicina imparino molto presto cosa sia l'effetto placebo. Questo fenomeno altro non è che il miglioramento della situazione patologica di un paziente che crede falsamente di assumere un determinato farmaco. Quando, in fase sperimentale, si dice ad un soggetto o ad un gruppo di soggetti che stanno assumendo una sostanza potenzialmente efficace per il loro problema, anche se questa è effettivamente inattiva, si riscontrano a fine test progressi sorprendenti nella maggior parte dei partecipanti. Pochi audaci hanno osato chiedersi quali fossero le reali implicazioni di tale meccanismo e le risposte non sono arrivate fintanto che non hanno accettato le inequivocabili relazioni che lo sostengono.

L'effetto placebo costituice una prova fondamentale del potere di autoguarigione del sistema corpo-mente. Siamo programmati per autoripararci ma la medicina ufficiale evita di approfondire e tratta frettolosamente l'argomento giudicando trascurabile qualsiasi ulteriore indizio o dato statistico che confermi il fatto. Questo per effetto del pensiero dogmatico che domina la ricerca ma soprattutto per considerazioni economiche. Se il corpo venisse incoraggiato all'autoguarigione, proprietà che possiede al cento per cento, cosa ne sarebbe della maggior parte delle case farmaceutiche? Va fatto notare che alcuni studi (Brown 1999, Kirsch 2002) condotti con antidepressivi placebo, hanno dimostrato che solo una esigua percentuale di quelli diffusi agisce efficacemente e che il loro successo è quasi sempre da attribuire alla mente (credenze) di chi li assume e al marketing di chi li produce.

Abbiamo vagamente compreso cosa uccede quando una suggestione positiva porta a dei miglioramenti di salute, ma va anche considerato che, al contrario, quando la mente si intrattiene in suggestioni negative, si ha un effetto altrettanto potente: l' effetto nocebo. Se un atteggiamento convinto, positivo, fiducioso può attivare i naturali processi di autoguarigione, mantenerne uno negativo può procurare seri danni. Basti pensare a quante volte, nell'esporre con metodi indelicati tristi diagnosi che non lasciavano speranze ai pazienti, si è notato negli stessi, un repentino peggioramento dello stato di salute, anche in caso di valutazioni errate del patologo. I casi di nocebo come questi inducono a pensare che medici, genitori e insegnanti, nel rispetto di quanto è stato loro insegnato, possono far perdere ogni speranza di fronte ad una malattia (come a qualsiasi altro ostacolo) riprogrammandoci a credere di essere impotenti. Le convinzioni, positive o negative che siano, influenzano ogni aspetto della vita.

Un elemento oggi assai diffuso, che scaturisce da credenze negative minacciando gravemente la salute fisica, è la paura. Vivere in un costante stato di paura costringe la nostra biologia ad una continua "corsa ai ripari", come se ci dovessimo preparare ad un imminente pericolo esterno che pare non arrivare mai. I nostri meccanismi di difesa non sono concepiti per lavorare incessantemente e spesso ci troviamo in una condizione in cui la produzione di ormoni dello stress è insostenibile. Inoltre, provare paura porta ad inibire per fini protettivi (con l'attivazione dell'asse ipotalamico-ipofisario-surrenalico o HPA) l'azione dell'ippocampo prefrontale e della corteccia che è il centro delle funzioni intellettive superiori. La scarsa attività, è ormai noto, porta all'atrofia. Alcune paure sono necessarie alla sopravvivenza ma la maggior parte sono state acquisite da imposizioni culturali o genitoriali. Lasciare andare le credenze negative e con esse anche le paure limitanti è il passo basilare per ritrovare se stessi e giungere ad una vita più libera e appagante, da vivere con consapevolezza e in piena salute.

Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)



Il prozac ha solo un effetto placebo by SteadyInfo


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mercoledì 18 febbraio 2009

Filosofia

La parola filosofia, può avere un significato più o meno esteso a seconda dei contesti in cui viene utilizzata e a seconda delle persone che la utilizzano. Così come esiste il “concetto di libertà secondo il filosofo X” e il “concetto di libertà secondo il filosofo Y”, così esiste il “concetto di filosofia secondo il pensatore X” e il “concetto di filosofia secondo il pensatore Y. Non per niente chi studia filosofia ha sempre con sé il suo “dizionario filosofico” che lo aiuta a destreggiarsi in mezzo a questa selva di significati differenti attribuiti da differenti pensatori nel corso dei secoli alle medesime parole.

Cos’è la filosofia allora? Forse invece che dare una sola risposta bisognerebbe darne tante quante sono gli orientamenti filosofici che si sono succeduti negli ultimi duemilaquattrocento anni (per non parlare di quelli ancora più antichi di cui restano pochissime tracce). Però forse con un minimo di sforzo riusciamo ad ottenere una definizione abbastanza ampia che non escluda neanche la più banale delle “filosofie di vita” dei più comuni mortali. Di una filosofia di vita (nel senso più generico di un insieme di idee e di regole che sono di orientamento alle nostre azioni) in un modo o nell’altro facciamo tutti uso; può essere una filosofia schematica e banale, fedele copia di quella comunemente accettata (o imposta) dal sistema sociale in cui viviamo, può essere un’elaboratissima filosofia basata sui più sottili ragionamenti, ma per esserci c’è, anche a un livello non perfettamente cosciente, in ogni essere umano.

In realtà come “filosofia” si è nei tempi passati inteso qualsiasi studio legato all’atto del conoscere e alla riflessione sulla maniera in cui conosciamo, non per niente la fisica anticamente si chiamava “filosofia naturale”. Qualsiasi branca della conoscenza umana e qualsiasi riflessione può essere considerata filosofia o comunque connessa all’indagine ed alla ricerca filosofica, dalla studio della letteratura antica alla matematica.

Se ci limitiamo ad affermare che il fine ultimo della filosofia sia quello di definire i criteri in base ai quali condurre la nostra vita, risulta ovvio che fra gli oggetti della filosofia c’è la conoscenza, il modo in cui acquisiamo tale conoscenza, e quindi il problema di come utilizzare tutte le nostre cognizioni “per condurre meglio la nostra vita”.

Un bel problema in effetti questo del “condurre meglio la nostra vita”: in base a quali schemi, quali criteri, quali imperativi morali, istintivi, razionali dovremmo decidere come regolare la nostra esistenza? Ecco, questo, insieme al problema della conoscenza (problema gnoseologico) è uno dei problemi fondamentali della filosofia, a cui si aggiunge ovviamente quello ontologico, ovvero dell’indagine sull’essenza profonda della realtà (tanto del mondo esterno che sperimentiamo coi nostri sensi ed i nostri apparati tecnologici, quanto di quello interno che sperimentiamo con la nostra coscienza).

Potrebbe sembrare banale dirlo, ma qualunque filosofia così costruita è comunque una filosofia dell’uomo, che difficilmente sarà applicabile integralmente ad eventuali intelligenze aliene (non umane e/o non terrestri, da quelle degli intelligentissimi delfini a quelle di eventuali abitanti di altri pianeti), dato che con ogni probabilità esse avranno un modo diverso di acquisire informazioni e di elaborarle, un diverso insieme di istinti (sempre che per esse si possa definire un istinto) e di finalità intrinseche alla loro stessa biologia (se di biologia si può parlare, dal momento che non c’è garanzia alcuna che la vita sia confinata esclusivamente nel regno della materia).

Forse qualsiasi essere intelligente che viva in un universo in cui valgono le stesse leggi che sperimentiamo sulla nostra Terra, potrebbe arrivare, alla fine di un lungo cammino di ricerca (anche per strade differenti) alle medesime conclusioni riguardo alle questioni della logica, alla problematica del libero arbitrio (ed a quelle connesse della causalità, casualità, sincronicità), ma altre questioni sono strettamente connaturate con l’essere vivente che si pone certe domande. La nostra filosofia è per forza di cose la filosofia di quell’essere intelligente che abita il terzo pianeta del sistema solare con un certo tipo di corpo, di cervello, di sentimenti, istinti ed emozioni, e come succede in fisica quando si investigano certi comportamenti a livello atomico e subatomico (descritti, almeno approssimativamente dalle leggi della meccanica quantistica) anche in filosofia non si può prescindere dal ruolo dell’osservatore, ovvero dalle caratteristiche dell’essere vivente che filosofeggia.

A spingersi un po’ più in là su questa strada si potrebbe affermare che ci può essere una filosofia per ogni persona umana, e questo è in realtà più che plausibile non tanto per la struttura generale della filosofia, quanto per alcune varianti più o meno piccole che dipendono dalla struttura caratteriale e psicologica di ogni persona; come vedremo più in là le verità e le realtà assolute ed eterne non sono nemmeno definibili, e non è quindi difficile immaginare che ognuno si costruisca la sua verità, la sua visione della realtà e la sua filosofia. D’altronde immaginatevi un pianeta in cui tutti gli abitanti finissero per trovare giusta ed adottare esattamente la stessa filosofia (senza neanche una minima variazione): sarebbe una noia mortale e non ci sarebbe mai occasione di confrontarsi. Per di più senza confronto, senza discussione, non vi è mai progresso.

Una conseguenza di quanto appena detto (sarà anche questo banale in fin dei conti) è che la filosofia esiste solo perché esiste almeno una forma di vita nota (l’homo sapiens) di cui sappiamo con certezza che sia dotata di notevole autocoscienza. Se non ci fosse vita non ci sarebbe filosofia; la radice della filosofia sta nella vita stessa, nel miracolo/mistero della vita e della coscienza che riflette sulla sua esistenza ponendosi domande del tipo: “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Qual è il nostro ruolo nell’universo?”.


Questo articolo è una prosecuzione del discorso intorno alla filosofia ed alla epistemologia iniziato qui

lunedì 16 febbraio 2009

Inizia la lotta contro la maxi antenna NATO in Sicilia

I siciliani si mobilitano contro l’ecomostro di Niscemi

articolo di Antonio Mazzeo

Nonostante quanto affermi il ministro della difesa La Russa , non sono pochi coloro che in Sicilia si oppongono alla dilagante militarizzazione del territorio. Accanto ai coordinamenti “no-war” che dal tempo dei missili nucleari a Comiso denunciano la trasformazione dell’isola in una portaerei per le operazioni di guerra USA e NATO, ci sono ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, organizzazioni sindacali di base, testate giornalistiche ed emittenti radio, ed adesso, timidamente, persino alcune amministrazioni locali. I gravissimi impatti socio-ambientali di alcune delle maggiori installazioni, la base aeronavale di Sigonella e la stazione d’intelligence di Niscemi in testa, hanno contribuito a dar vita a nuove campagne di mobilitazione e di lotta.

Un importante momento di confronto fra le differenti anime del movimento contro le basi è previsto per giovedì 19 febbraio a Caltagirone, città a metà strada tra Sigonella - dove sta per essere installato il sistema di sorveglianza terreste AGS della NATO, più una decina di aerei senza pilota USA Global Hawks - e Niscemi, che ospiterà la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare MUOS (Mobile User Objective System), elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari.

I pericoli della militarizzazione sarà il tema centrale del dibattito organizzato, tra gli altri, da Attac, Cobas, Patto permanente contro la guerra, Rifondazione Comunista. “L’ampliamento di Sigonella comporta la cementificazione di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche della Marina USA”, denuncia Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “Ancora più pericolosi gli effetti del MUOS, un sofisticato sistema di comunicazione che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc.. Questo micidiale sistema è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza ai centri abitati di Niscemi e Caltagirone avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari a scapito della verifica d’impatto ambientale e della minaccia alla salute dei concittadini”. Gli studi sulle possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche del MUOS hanno talmente impressionato i Comandi USA da convincerli a trasferire la stazione terrestre da Sigonella a Niscemi, per allontanarla dalle piste di volo in cui decollano e atterrano i cacciabombardieri e, soprattutto, dai numerosi depositi di munizioni ed armi presenti nella base aeronavale. Due società statunitensi, Agi e Maxim Systems, appositamente contattate dalla US Navy, hanno infatti accertato che le emissioni elettromagnetiche possono innescare la detonazione degli ordigni.

“Il sistema MUOS opera nel range delle ultra alte frequenze (300 MHz-3GHz) e delle alte frequenze (1-10 MHz)”, spiega Simona Carrubba, ricercatrice presso l’Health Sciences Center di Shreveport, Louisiana. “Possibili rischi per la salute della popolazione? Nessuno al di fuori del settore militare ha accesso a queste tecnologie e non credo che siano state fatte ricerche per verificare eventuali possibili effetti sulla salute. Tuttavia la questione può essere facilmente assimilata al problema delle onde elettromagnetiche (OEM) generate dai telefoni cellulari che operano a 900 Mhz-2 GHz, praticamente lo stesso range del sistema MUOS. È assolutamente certo che queste radiazioni interagiscano con i sistemi biologici tramite un meccanismo riconosciuto da tutti gli scienziati e che consiste nel deposito di energia nei tessuti col risultato di un aumento della temperatura. Si pensi poi a quanto descritto dalla Commissione Internazionale di Scienziati per la Sicurezza ElettroMagnetica (ICEMS), riunitasi nel 2006 a Benevento. L’esposizione a specifici campi EM a bassa frequenza può aumentare il rischio di cancro nei bambini ed indurre altri problemi di salute sia nei bambini che negli adulti”.

“Sul potenziale danno biologico del MUOS c’è poco da dubitare”, afferma Corrado Penna, docente di fisica ed animatore del blog scienzamarcia. “A Niscemi si sta mettendo insieme un sistema integrato di comunicazioni con frequenze elevatissime (fotoni molto energetici); vivere in prossimità di quella struttura è un poco come trovarsi all’interno di un forno a microonde”. Frequenze intorno ai 2,5 GHz provocano il surriscaldamento fino a “cuocere” i tessuti. Le cellule muoiono per ipertermia o degenerano trasformandosi in neoplasie tumorali. Le microonde sono caratterizzate da una pericolosità latente, intrinseca alle caratteristiche fisiche del tipo di emissione elettromagnetica.

Numerosi ricercatori hanno documentato, nel caso di elevate e prolungate esposizioni ai campi elettromagnetici, l’insorgenza di gravi lesioni agli organi più sensibili all’ipertermia, come il cristallino dell’occhio e i testicoli. Sono stati osservati, inoltre, effetti delle microonde su mutazioni nelle cellule, sia somatiche sia germinali, così come effetti sulle funzioni del sistema nervoso centrale e di quello cardiovascolare. Associazioni di veterani dell’US Navy denunciano come siano frequenti i casi di leucemie, linfomi e altri tipi di tumori tra i militari che sono rimasti esposti per lunghi periodi alle frequenze HF e UHF dei sistemi radar e di telecomunicazione. Nel 2001, l’allora ministro alla difesa tedesco, Rudolf Scharping, ha reso pubblici i risultati di una ricerca effettuata su un campione di 900 addetti ai più comuni sistemi radar militari, analoghi a quelli utilizzati in altri paesi NATO. Ventiquattro militari erano già morti di cancro (leucemia, tumori cerebrali, polmonari e ai nodi linfatici), mentre altri 45 risultavano gravemente malati.

In Italia, il caso più emblematico è quello relativo ai radar di grandissima potenza installati in Sardegna nel poligono missilistico di Salto di Quirra-Perdasdefogu. Una campagna di misurazioni effettuata nel maggio 2007 da alcuni scienziati sardi (il fisico Massimo Coraddu, l’ingegnere Basilio Littarru e il biologo Andrea Tosciri) ha rilevato emissioni elettromagnetiche al di sopra dei limiti di legge in un’area geografica dove imperversa la cosiddetta sindrome di Quirra: 17 casi di cancro tra i militari che hanno prestato servizio nel poligono, 20 abitanti dell’omonima frazione di Quirra colpiti da linfomi, 14 bambini nati con gravi malformazioni nel vicino paese di Escalaplano, ecc..

Gli studi sugli effetti associati all’esposizione umana ai campi di radiofrequenza nell’installazione militare di Wahiana Coast, una stazione di telecomunicazioni dell’US Navy identica a quella oggi esistente a Niscemi, hanno evidenziato ben 12 casi di leucemia tra i bambini nel periodo 1979-1990. Sette di questi casi sono stati definiti “inusuali in termini di sesso, età e tipo di leucemia”. I rischi di esposizione sono stati definiti “altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori”.

E in Sicilia? Si è dovuto attendere l’ottobre 2008 perché il governo regionale si attivasse per svolgere una prima indagine di tipo ambientale sulla base di Niscemi. A seguito delle rivelazioni stampa sul rischio elettromagnetico del MUOS, l’assessore al turismo e ambiente, Giuseppe Sorbello, ha sollecitato il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria” in relazione al progetto della stazione satellitare. Due mesi più tardi, è stato organizzato un incontro a cui hanno partecipato i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), i responsabili del Comune di Niscemi e alcuni militari delle basi USA di Sigonella e Napoli. “In quella sede, l’ARPA ha richiesto i dati di monitoraggio interno alla stazione di telecomunicazione che i militari statunitensi devono fare per legge ma che non erano mai stati comunicati alle autorità civili locali e della regione”, racconta Luca De Caro, giovane consigliere comunale di Caltagirone. “Il Comando USA ha ovviamente affermato che i valori delle emissioni sono entro i limiti. L’ARPA, che ha collocato da metà dicembre, attorno alla base e in prossimità delle abitazioni adiacenti, quattro centraline mobili per il rilevamento dei campi elettromagnetici, avrebbe riscontrato invece qualcosa di diverso. Durante le prime analisi, due delle quattro centraline avrebbero fornito dati “al limite della soglia”. Ciò avrebbe convinto l’ARPA a mantenere in funzione queste due colonnine per continuare il monitoraggio. Il problema è che tale monitoraggio non riguarda il sistema MUOS che sarà operativo solo nel 2010, ma solo le emissioni dei sistemi di telecomunicazione oggi presenti. Dal 1991, data d’installazione dell’impianto, nessun organo civile aveva sentito il dovere di monitorare le emissioni elettromagnetiche delle oltre 40 antenne della stazione USA che sorge a meno di due chilometri dall’abitato di Niscemi. Per quanto accaduto in questi 18 anni, l’ARPA sarà costretta a prendere per buone le rassicurazioni dei militari”.

I fondati timori della popolazione hanno spinto il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino (Pd), a prendere posizione contro l’impianto militare. In una lettera aperta al ministro della difesa, Di Martino ha chiesto la “sospensione dell’iter istruttorio per il rilascio dell’autorizzazione per l’inizio dei lavori, fino a quando non avremo certezze sui rischi per la salute degli abitanti”. “Chiedo, inoltre, la possibilità di entrare all’interno del sito per verificare di persona che il sistema non è in fase di costruzione. E che vi sia una forma di risarcimento per la penalizzazione che il comune di Niscemi ha avuto in seguito all’installazione della base”, conclude il sindaco nella sua missiva.

Le tardive dichiarazioni del primo cittadino non hanno tuttavia soddisfatto il “Comitato per la verità e la giustizia sociale - Uniti per Niscemi”, attore locale della campagna contro la stazione militare. “Le carte in possesso dell’Assessorato Regionale rilevano che l’Amministrazione comunale era da tempo a conoscenza del progetto MUOS, al punto di aver rilasciato il nulla osta alla valutazione di incidenza ambientale”, dichiara il suo portavoce, Giovanni Panebianco. Il Comitato esprime poi forte preoccupazione per le modalità di gestione ambientale interne alla stazione di telecomunicazione, tema che non ha mai preoccupato gli amministratori locali. “Qual è il numero di serbatoi di stoccaggio gasolio ed altri chemicals in dotazione alla base?”, chiede Panebianco. “Come è gestito lo smaltimento delle enormi quantità di olio dielettrico per i trasformatori, che come noto, durante il funzionamento si arricchisce del famigerato e cancerogeno PCB? E lo smaltimento di oli lubrificanti esausti, di batterie al piombo, di filtri, ecc.? Quanta acqua prelevano dalle falde acquifere sotterranee, sottraendola, di fatto, ai niscemesi? Dove scaricano le acque reflue prodotte dall’insediamento?”.

La stazione di Niscemi inquina ma con l’arrivo del MUOS, essa assumerà pienamente le sembianze di un grande Ecomostro. Come evidenziato dal capogruppo del Pd al consiglio provinciale di Caltanissetta, Alfonso Cirrone Cipolla, la nuova stazione terrestre sarà installata all’interno di una Riserva Naturale Orientata istituita nel luglio 1997. “Essa rappresenta assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale”, aggiunge Cirrone Cipolla. “Nella riserva che si estende per quasi 3.000 ettari è stato realizzato un complesso di sentieri didattici e aree pubbliche, denominato “Aula verde”, in cui si recano scolaresche da altre parti della Sicilia”.

Dell’assalto militare ad uno dei siti siciliani d’importanza comunitaria (SIC) si è occupata pure la Commissione dell’Unione Europea. Rispondendo all’europarlamentare Giusto Catania (Prc), che aveva richiesto di “verificare l’osservanza delle prescrizioni della Raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativa alla limitazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici”, il Commissario Androulla Vassiliou ha ricordato che “spetta alle autorità nazionali degli Stati membri tutelare la popolazione contro gli effetti potenziali sulla salute dei campi elettromagnetici”. “Per quanto concerne l’incidenza del sistema di trasmissione all’interno del SIC “Sughereta di Niscemi” – ha aggiunto il rappresentante della Commissione UE - si applicano le disposizioni dell’articolo 6 della direttiva sugli habitat che prevede che i progetti che rischiano di avere un impatto significativo sui siti Natura 2000 siano sottoposti ad una procedura di valutazione. I sistemi di telecomunicazione e antenne non sono disciplinati dalle disposizioni della direttiva 85/337/CEE sulla valutazione dell’impatto ambientale. Tuttavia, le autorità nazionali possono decidere di sottoporre alla procedura VIA altri progetti…”.

Suggerimenti che i governanti italiani avrebbero fatto bene a prendere sul serio, invece di autorizzare rapidamente e segretamente tutti i capricci di guerra dell’amministrazione USA. Paradossalmente, è Washington a tentare di raffreddare le polemiche che divampano in Sicilia contro il nuovo programma satellitare. In un’intervista all’agenzia Apcom del 31 gennaio scorso, Paul Quintal, funzionario dell’ODC (Office of Defese Corporation), l’ufficio per la collaborazione in materia di difesa dell’ambasciata USA di Roma, ha dichiarato che “il sistema radar MUOS è stato approvato dal Ministero della difesa italiano, ma deve essere ancora deciso, definitivamente, dove realizzarlo”. “Quando verrà istallato – ha aggiunto Quintal - verranno effettuati dei test insieme ad esperti di telecomunicazioni americani e italiani per assicurarsi del corretto rispetto degli standard di sicurezza prima dell’entrata in funzione”.

Il Comitato per la verità e la giustizia di Niscemi non crede però al rappresentante USA: “È completamente falso affermare che non si è ancora deciso. Chiunque può facilmente constatare che nelle ore notturne la zona è interessata da tremori e rumori provenienti dal sottosuolo, segno tangibile di attività di scavo all’interno della base”. In realtà, per ammissione diretta del Comando US Navy della Stazione di Niscemi, l’avvio dei lavori per il MUOS risalirebbe al 19 febbraio 2008. Presidente del Consiglio era al tempo Romano Prodi.